11/12/17

L’INCUBO RADIOATTIVO DI MAYAK MINACCIA L’EUROPA




Dopo la fuga di materiale radioattivo nell’impianto di riprocessamento russo, rinvenuto non solo rutenio, ma anche cesio. Si teme un’incidente di larga portata


La provenienza della famosa nube di Rutenio-106 è ormai chiara.  


Si tratta senza dubbio dell’impianto di riprocessamento di scorie nucleari di Mayak, nonostante le smentite del governo russo. La dinamica dei fatti e la storia del nucleare in Russia, densa di silenzi ed omissioni, conferma questa pista. 

L’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni, il primo ente ad accorgersene, interpellò a inizio ottobre il Ministero di Pubblica Sicurezza della regione di Chelyabinsk e ROSATOM, l’ente governativo che si occupa di energia nucleare, i quali affermarono che non ci fossero stati incidenti e che il livello di radiazioni nella regione russa non fosse aumentato. 

Successivamente, l’IRSN, l’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare francese, in un report edito il 9 novembre, rende pubbliche le rilevazioni effettuate tramite le varie stazioni di monitoraggio europee, che avrebbero interessato anche l’Italia, nelle regioni di Lombardia, Piemonte, Friuli, Toscana ed Emilia Romagna, a partire dalla giornata del 3 ottobre 2017, ed identifica come periodo del rilascio, l’ultima settimana di settembre. 

Si parla di rilevazioni con esito positivo nella maggior parte dei paesi europei, con picchi di 100 microbecquerel/metro cubo, in rapido calo a partire dal 6 ottobre. Da sottolineare che il calo non è dovuto alla scomparsa dell’isotopo, ma al fatto che, depositandosi a terra, non viene più rilevato in aria. 

I livelli riscontrati vengono ufficialmente considerati innocui, nonostante numerosi studi, tra cui quelli del professor Bandazhevsky, abbiano dimostrato che l’assorbimento da parte degli organismi viventi sia cumulativo.


Data: 06.12.2017
Fonte: www.lastampa.it


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