17/01/19

NUCLEARE, 50 ANNI FA IL DISASTRO ALLA CENTRALE DI LUCENS, LA "CHERNOBYL" SVIZZERA

Nucleare, 50 anni fa il disastro alla centrale di Lucens, la "Chernobyl" svizzera

Nucleare, 50 anni fa il disastro alla centrale di Lucens, la "Chernobyl" svizzera

Nell'impianto si verificò la parziale fusione parziale del nocciolo del reattore, è considerato ancora oggi tra i più gravi mai avvenuti al mondo e ha segnato la fine dell'industria atomica elvetica

Cinquant'anni fa la Svizzera ebbe paura, sfiorando una gigantesca catastrofe nucleare. L'incidente avvenuto il 21 gennaio 1969 alla centrale sperimentale di Lucens, con una fusione parziale del nocciolo del reattore (meltdown nucleare), è considerato ancora oggi tra i più gravi mai avvenuti al mondo e ha segnato la fine dell'industria atomica elvetica. La prima centrale nucleare in Svizzera viene messa in cantiere nell'estate del 1962, nei pressi di Lucens, a pochi chilometri da Payerne, nel canton Vaud. La struttura sperimentale produce per la prima volta energia elettrica il 29 gennaio 1968. L'obiettivo principale è però un altro: lo sviluppo di un reattore "made in Switzerland". Meno di un anno dopo, il 21 gennaio 1969, dopo la revisione, una grave avaria si verifica durante la riaccensione dell'impianto: un elemento di combustibile surriscaldato causa la rottura di una condotta e la conseguente dispersione di gas radioattivi all'interno della centrale. A causa dell'incidente il reattore viene spento. E non sarebbe stato più riacceso.

Gli abitanti di Lucens sono informati dell'incidente soltanto il giorno dopo. Quanto al personale della centrale (25 persone erano presenti al momento dell'avaria), nessuno risulta essere stato esposto in modo pericoloso. Nessun significativo aumento della radioattività è registrato oltre la roccia con la caverna in cui si trova il reattore, che pure non è a tenuta del tutto stagna: le radiazioni si propagano all'interno dell'impianto. Nei villaggi vicini la radioattività è cresciuta leggermente, ma senza raggiungere valori pericolosi.

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Data: 16.01.2019
Fonte: www.repubblica.it

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