23/07/19

A PRIPYAT LA GIOSTRA FA ANCORA IL SUO GIRO

A Pripyat la giostra fa ancora il suo giro


Infinite sono le volte che seduto a tavola davanti a un piatto di insalata ho ascoltato mia mamma e il suo racconto sulla catastrofe di Chernobyl. E infinite sono le volte che ho sfogliato il mio atlante De Agostini sognando di visitare di persona i luoghi del disastro nucleare di quel 26 aprile 1986. Appoggio il mio Eastpak impolverato di fianco al lavandino arrugginito. Sprofondo con le ginocchia sul letto, sposto un po’ la tenda e allungo il collo per guardare fuori. Alla finestra incrocio il mio sguardo incredulo. Tra le foglie cadute a bordo strada se ne sta solitaria una vecchia Lada bianca. Un lampione tremolante fa danzare qualche panno steso sui balconi. Non c’è nessuno. È buio. È notte. E io ho realizzato quel sogno. Sono a Chernobyl. 

Bologna-Monaco, Monaco-Kiev. Sono arrivato su un volo Lufthansa ieri nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per godermi un tramonto magnifico a sedere accanto alle rovine della Chiesa delle Decime e per fare due passi tra i colori delle fontane di Piazza dell’Indipendenza. Alle mie spalle l’Hotel Ucraina, da dove quel 20 febbraio 2014 i cecchini spararono per “uccidere più persone che potevamo”. Mi sono infilato in un mini-market h24 per fare scorta di acqua e cibo. Poi mi sono infilato sotto le coperte e mi son messo a dormire. 


Data: 22.07.2019
Fonte: www.cultora.it

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