12/08/19

QUANDO GLI ITALIANI ACCOLSERO 500MILA BAMBINI DI CHERNOBYL



La parola “accoglienza” ultimamente suona come una parolaccia alle orecchie di molti. Le urla rancorose di chi, per ignoranza e per paura, cade nella trappola della lotta tra poveri sono legittimate dall’alto, da chi vuole trovare un capro espiatorio da incolpare di tutti i mali. In realtà, aiutare a casa nostra chi ne ha bisogno è una soluzione vincente: non è solo  una forma di beneficenza, ma ha risvolti positivi sugli individui coinvolti, sulla società e sull’immagine dell’Italia nel mondo. Lo ha dimostrato il caso della solidarietà nei confronti degli abitanti delle zone colpite dalle radiazioni del disastro nucleare di Chernobyl, alla fine degli anni Ottanta. 

In seguito alla catastrofe del 26 aprile 1986, infatti, molti Paesi europei si mobilitarono per le popolazioni dell’area colpita attivando  programmi per ospitare bambini ucraini, russi e bielorussi – come il Chernobyl Children’s Project.  Questi permisero loro di vivere, almeno per alcune settimane all’anno, in un ambiente non contaminato, dove il loro organismo, normalmente esposto alle radiazioni, potesse disintossicarsi. Particolarmente fortunata per la sua posizione geografica  e per lo stile di vita e la dieta generalmente sani, l’Italia è stata fin da subito il Paese più coinvolto da queste “adozioni temporanee”. Continua a esserlo ancora oggi, nonostante le cifre in calo: le famiglie hanno accolto circa la metà di tutti i minori coinvolti nel programma, con prevalenza di cittadini bielorussi.


Data: 08.07.2019
Fonte: www.thevision.com

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