LA BAMBINA DI CHERNOBYL CHE GRAZIE ALL'ITALIA HA TROVATO IL SUO FUTURO

Il mare non l'aveva mai visto. Era un luogo così sconosciuto che non
riusciva nemmeno a immaginarlo. Non sapeva nemmeno quale fosse la parola
per indicarlo. Così Lyudmila pronunciò la parola "mare" per la
prima volta in italiano, a 8 anni, lei che conosceva solo il bielorusso
e il cui mondo aveva i confiniti ristretti del paese in cui era nata
e si allargava, malaugaratamente, quando si ammalava e la mamma la
portava all'ospedale della città più vicina.
Lyudmila oggi è una donna di 33 anni ma è stata una bambina di Chernobyl, ha fatto parte dei primi gruppi di ragazzini e ragazzine che arrivavano dalle zone vicine alla centrale nucleare (il paese
in cui è nata e in cui vive tutt'ora, anche se è in Bielorussia, è a
cento chilometri in linea d'aria dalla centrale esploda nel 1996). E'
viva, ha tre figlie, per vivere munge le mucche ma, soprattutto, ora ha
davanti un futuro, seppure fatto di fatica e lavoro. Dietro la storia di
questa donna e delle sue bambina ci sono altre due donne, il senso
dell'accoglienza, le porte di una casa che si aprono per prendere per
mano questa bambina.
Data: 31.08.2019
Fonte: www.ilmessaggero.it
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