07/09/17

CENTRALE A BIOMASSA E RADIOATTIVITÀ IN UCRAINA, RISCHI PER L’EXPORT ALIMENTARE?





Nel 2013 la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha concesso un prestito di 15,6 milioni di euro per finanziare lo sviluppo di una centrale termoelettrica a biomassa a Ivankov, in Ucraina, dove secondo le informazioni raccolti dalla Ong italiana “Mondo in Cammino”, la centrale «brucia ogni giorno fino a 641,76 tonnellate di legno contaminato dalla ricaduta radioattiva di Cernobyl», come riportato in un’interrogazione diretta alla Commissione Ue elaborata lo scorso aprile.

«Ogni 100 kg di legno bruciato producono 1 kg di ceneri, con un tenore medio di radioattività – si legge nell’interrogazione – pari a 3 000 Bq/kg. Le ceneri sono poi distribuite ad imprese locali come fertilizzanti. L’impianto non ha superato le analisi degli esperti in materia di sicurezza radioattiva e sembra non disporre di filtri per contrastare le emissioni nell’atmosfera. La radioattività non si ferma alle frontiere e la radioattività nel suolo (o nei fertilizzanti) viene assorbita dalla vegetazione e contamina gli alimenti».

Partendo da tali considerazioni, gli europarlamentari domandano «come è possibile che la Bers consenta il finanziamento di un progetto così nocivo per l’ambiente»; «quali misure sono in atto per prevenire l’importazione nell’UE di alimenti radioattivi? Se non sono in atto misure di questo tipo, quando lo saranno?» e «che tipo di misure intende la Commissione suggerire alle autorità ucraine, al fine di eliminare qualsiasi rischio che la centrale di Ivankiv rappresenta per la salute della popolazione locale?».


Data: 04.09.2017
Fonte: www.greenreport.it

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