Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

20/10/14

NOVOKEMP - LUGLIO 2014 - RELAZIONE DI FEDERICA



Federica Manzini - 21 anni
Università Statale di Milano
(sede di Sesto San Giovanni) 
Mediazione linguistica e culturale




NOVOKEMP

Premetto che parlare di un’esperienza come quella che ho vissuto a Novokemp è estremamente difficile; le parole non possono esprimere in modo esauriente la bellezza e la complessità di emozioni che comporta un viaggio di questo tipo. Quando decisi di partecipare al progetto, mi aspettavo di migliorare il mio russo, di fare nuove amicizie e di divertirmi (aspettative tutte avveratesi). Ma non avevo messo in conto, non avevo capito a fondo quanto quel viaggio mi avrebbe cambiata, arricchita e, soprattutto, quanto sarebbe stato difficile tornare a casa (le ore di pianto al momento della partenza lo possono confermare!). Penso che Novokemp sia un posto unico di cui è difficile, forse impossibile non innamorarsi.

Il viaggio di andata è stato abbastanza traumatico, sia per la durata (siamo partite da Malpensa alle 7.30 del mattino e siamo arrivate a destinazione alle 5.40 del mattino successivo) che per le condizioni di viaggio sul treno che portava da Mosca a Uneča (abbiamo viaggiato su vagoni letto senza cuccette private). Comunque all’arrivo siamo state accolte con calore da coloro che sarebbero diventati la nostra famiglia russa. Dopo averci lasciato riposare metà giornata nella nostra casetta, Katja, la nostra responsabile, premurosa come una mamma, ci ha fatto fare il giro di Novokemp, spiegandoci come si sarebbero svolte le giornate e dove avremmo fatto le diverse attività. I bambini erano divisi in sette casette (una ventina in ogni casetta), più un ottavo gruppo di ragazzi che dormiva in tende militari ben organizzate. Questi ragazzi, nonostante giocassero a fare i militari (cosa che a mio parere è poco educativa), partecipavano attivamente ai giochi e alle attività proposte, imparando così, oltre alla disciplina militare, i valori dell’amicizia, della collaborazione, della generosità, del divertimento, esattamente come tutti gli altri bambini e ragazzi del campeggio.

Ogni casetta aveva due responsabili di riferimento; vi erano poi altri ragazzi, come noi, che si occupavano dell’organizzazione dei laboratori mattutini. Un giorno sì e uno no, infatti, avevamo il compito di organizzare dei laboratori per i bambini, che si svolgevano dalle 10.30 alle 12.30. Noi ragazze italiane, essendo in quattro, avevamo organizzato quattro laboratori, di un’ora ciascuno: corso di italiano, giochi italiani, yoga e balletti. Quando facevamo i laboratori avevamo l’occasione di mettere in pratica i nostri interessi per stare con i bambini e farli divertire (o almeno ci provavamo!). Katja era sempre molto disponibile, ed era molto presente nell’aiutarci a preparare le attività, così presente che all’inizio ci restava poco tempo per andare a chiacchierare o giocare con i bambini nei momenti in teoria liberi. Ma pian piano ci ha lasciato sempre maggior iniziativa, in modo da poterci gestire in autonomia. Dopo pranzo, ogni giorno, c’era l’ora del riposino per i bambini, durante la quale spesso si svolgeva una breve riunione tra gli educatori, in cui decidevamo come dividerci nel gioco del pomeriggio. Dopo la riunione, nell’ora del riposino dei bambini, qualche volta è capitato che andassimo al fiume a fare il bagno (è a cinque minuti a piedi dal campo). Alle 16.30 iniziava, quindi, il gioco pomeridiano a tema (i pirati, gli indiani, le olimpiadi, il capodanno, ecc.). Dopo cena c’era, a sere alterne, o uno spettacolo fatto dai bambini o la discoteca nel “club”. Alle 23 i bambini andavano a dormire, mentre noi educatori ci riunivamo per parlare della giornata trascorsa e per conoscere il programma della giornata seguente. Tutto era ben organizzato, ma soprattutto tutti erano molto attenti ai bisogni di ogni bambino.

Il turno a cui abbiamo partecipato si chiama “turno integrativo”: il tema era l’integrazione culturale, e non solo. I bambini sono stati stimolati alla conoscenza di nuovi paesi e nuove culture, con particolare attenzione all’Italia (con il nostro contributo), alla Francia (grazie all’arrivo di Mathilde, una ragazza francese) e alla Germania (grazie all’arrivo di Annika e Talisa, due ragazze tedesche). I bambini provenivano da diverse realtà sociali; tra loro ce n’erano alcuni che durante l’anno vivevano in orfanotrofio e, tra questi, alcuni avevano difficoltà d’udito e nell’articolazione delle parole. Questi bambini erano coinvolti in tutte le attività di gioco, con naturalezza e spontaneità: penso che Novokemp sia per loro un’opportunità unica e bellissima. I bambini erano meravigliosi, erano molto incuriositi da noi italiane ed erano davvero affettuosi. Cercavano di imparare cose nuove da noi, ma in realtà eravamo noi quelle ad imparare di più: ci hanno arricchite enormemente con i loro sorrisi, con i loro abbracci, con le loro confidenze, con le loro domande, con la loro spontaneità.

Come in ogni cosa, ci sono stati degli aspetti positivi (numerosissimi!) e alcuni negativi, come la totale mancanza di privacy, la necessità di adattarsi ed adeguarsi al cibo e ai bagni in comune, l’iniziale shock culturale, inevitabile quando si entra in contatto con persone di una cultura diversa dalla tua. Ma, in definitiva, è tutto decisamente accettabile quando confrontato alla felicità e all’arricchimento che è derivato da questo viaggio. Abbiamo avuto, inoltre, l’opportunità di fare due gite: una a Novozybkov, in cui abbiamo visitato la sede di Radimici, e un’altra a Lialiči, in cui abbiamo visto una chiesa e una fonte sacra.

In conclusione, un ringraziamento enorme va a coloro che mi hanno accolta come una figlia, che mi hanno fatto innamorare perdutamente della lingua russa e soprattutto del popolo russo, con le sue tradizioni e con le sue contraddizioni. Grazie Saša, il direttore di Novokemp nonché nostro confidente, amico, papà russo. Grazie Katja, per il tuo aiuto e per le tue risate irresistibili. Grazie Irina, vicedirettrice di Novokemp nonché donna dal cuore gigante. Grazie Pavel, per i cioccolatini e soprattutto perché senza di te questo progetto non sarebbe esistito. Grazie a tutti gli educatori che hanno fatto un lavoro splendido e che mi hanno fatto piangere al momento di ripartire. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile un progetto così bello. Potrei scrivere intere paginate parlando di Novokemp, di tutte le persone che hanno reso speciale quest’esperienza, di tutte le attività che mi hanno rubato il cuore (come arrostire il pane intorno a un fuoco nella capanna, mentre si cantano canzoni accompagnati dal suono di una chitarra), ma tutto ciò non basterebbe per capire che cos’è Novokemp. È un’esperienza unica e meravigliosa, che si può capire solo vivendola.

Federica Manzini

NOVOKEMP - LUGLIO 2014 - RELAZIONE DI JENNIFER




Jennifer Donisetti - 20 anni
Università Statale di Milano
(sede di Sesto San Giovanni)
Mediazione linguistica e culturale
 





















Questa meravigliosa esperienza inizia quando decido che è giunto il momento di fare un viaggio un po’ “alternativo” con destinazione Russia.

Terminata la sessione estiva degli esami, vedo tutti i miei amici, impazienti di fare le valigie per andare al mare, in montagna, a visitare qualche città, in ogni caso pronti per una vacanza spensierata all’insegna del divertimento.
È proprio in queste circostanze che io, persona cronicamente ansiosa, inizio ad andare in paranoia, e domande come: “..e se non capisco?, “... e se non mi trovo bene?” iniziano a frullarmi per la testa. Paranoie che si intensificano quando “faccio amicizia” con la burocrazia russa: lunghi moduli scritti in cirillico non sono decisamente un buon modo per tranquillizzarsi.

Per quanto incuriosita e felice di partire sono consapevole che sto per intraprendere un viaggio verso l’ignoto.

Eccoci arrivati, 16 luglio, ore 05.00: suona la sveglia e l’esperienza inizia. In aeroporto incontro le mie fedeli compagne di viaggio: Federica, Giulia e Francesca.

Dopo due aerei arriviamo a Mosca e siamo ancora abbastanza in forze: qui aspettiamo qualche ora il nostro treno, e conosciamo il tipico uomo russo, che puzza un po’ di vodka ma è molto disponibile e simpatico. Anche lui prende il nostro treno quindi ci accompagna al binario e si occupa anche dei bagagli.

Il mio primo approccio con il “treno ubriaco” non è dei migliori: fa caldo, sento un odore di vodka non troppo piacevole, la pulizia non è delle migliori e gli odori si fanno sempre più intensi. Decido di dormire un po’ ma il caldo unito all’ansia mi sono nemici. Tuttavia non mi faccio prendere dal panico e nel complesso mi tranquillizzo.

Sono subito colpita dalle sconfinate foreste russe, che con il tempo diventano per me un paesaggio davvero confortante oltre che tipico.

Dopo 10 ore di viaggio arriviamo a Uneča e ci accoglie Andrej: anche se fatico a capirlo si dimostra comprensivo e gentile, ci mostra il campo e ci lascia dormire qualche ora per recuperare le forze.

Più tardi e un po’ più riposata decido di fare un giro del campo con le altre ragazze: è semplice ma davvero molto accogliente. Mi sento davvero pronta ad iniziare l’esperienza.

Il primo incontro al campo lo abbiamo con Katja, nostro punto di riferimento per le tre settimane di permanenza. Non la capisco molto ma piano piano riusciamo ad intenderci e a costruire un bellissimo rapporto, che va al di là del lavoro ma diventa anche amichevole.

Le giornate sono sostanzialmente impostate in modo simile: al mattino i bambini hanno la possibilità di scegliere a quali “laboratori” partecipare. Mi sento molto coinvolta nel lavoro del campo, tanto che noi ragazze italiane siamo libere di gestire in modo piuttosto autonomo i nostri corsi di italiano, yoga, balletti e giochi italiani.

Nel primo pomeriggio, i bambini possono riposare e noi di norma organizziamo attività oppure siamo libere di riposare un po’ al laghetto vicino al campo oppure nella nostra casetta, semplice ma molto accogliente. Dalle 16,30 ricominciano i giochi: sono stupita dalla loro originalità e al contempo semplicità e mi diverto moltissimo a giocare insieme ai bambini. La sera si svolgono spettacoli e giochi, ma nella maggior parte dei casi si balla in discoteca. Qui mi diverto moltissimo e ho la possibilità di avvicinarmi ai bambini in maniera maggiormente spensierata.

La giornata termina con la planërka, quindi una riunione in cui si tirano le somme sullo svolgimento della giornata. Si tratta della parte della giornata che noi italiane odiamo di più, in quanto non sappiamo mai cosa dire e risultiamo un po’ banali nel dire semplicemente “la giornata è andata bene, i bambini erano contenti”, ma con il tempo questa carenza di originalità diverte anche i nostri colleghi madrelingua.

Di norma la giornata per noi non termina: dopo una doccia rigenerante trascorriamo ore notturne a chiacchierare e mangiare con gli altri ragazzi animatori del campo. Per quanto stanche amiamo questo momento, in cui abbiamo la possibilità di farci conoscere meglio e di intensificare maggiormente i rapporti.

I bambini sono meravigliosi: mi fanno stare allegra e spensierata, e per quanto piccoli sono curiosi di conoscere me e la mia cultura, a tratti molto diversa dalla loro. In particolare mi piace lavorare e aiutare la seconda famiglia e i bimbi più piccoli, i più disperati e vivaci. Li amo proprio per questo, perché mi fanno sentire utile, mi fanno divertire ma sanno anche viziarmi con continui massaggi e abbracci. Alcuni di loro hanno un trascorso piuttosto burrascoso, molti sono stati adottati perché orfani, altri sono sordomuti eccetera.

Tra loro Maksim mi rimarrà sempre nel cuore: si tratta di un bimbo di 8 anni che non parla ma che con i gesti e con gli sguardi sa rubarti il cuore, così come Alëša, altro bambino adottato, e Denis: si tratta di un ragazzino sordomuto, ma questo suo handicap non gli impedisce di ballare con gli altri bambini in discoteca e di mostrarsi esattamente uguale a tutti gli altri.

Altri ragazzi del campo imparano i ritmi e la vita militare. Molti di loro sono orfani di varie età e con vari trascorsi. Inizialmente mi chiedo il perché si debba insegnare a questi ragazzi a maneggiare armi, e sono piuttosto contrariata. Successivamente ho l’opportunità di conoscerli singolarmente e di vedere quanta umiltà sta dietro quella tuta mimetica. Mi viene spiegato che molti di loro non avranno un futuro roseo in quanto la società discrimina gli orfani, e per loro una delle poche soluzioni per vivere una vita decente è proprio arruolarsi, e ho capito che questa per loro è una grande opportunità. Anche la possibilità di imparare la disciplina è una cosa di notevole interesse.

Non ci sarebbe tempo sufficiente per parlare singolarmente di ognuno di loro, e in ogni caso a parole non sarei in grado di spiegare quanto ognuno di loro mi abbia lasciato nel cuore. Quello che posso dire è che a distanza di mesi ricordo ogni singolo volto, ogni singolo sorriso e ogni singolo gesto che ciascuno, nel suo piccolo, ha fatto per me.

Mai avrei pensato di vivere un’esperienza così intensa e mai avrei pensato che mi potesse arricchire così.

Che dire, posso soltanto ringraziare chi mi ha dato la possibilità di vivere quest’esperienza meravigliosa che mai e poi mai dimenticherò.

Jennifer Donisetti

NOVOKEMP - LUGLIO 2014 - RELAZIONE DI GIULIA


















  



È stata dura, ma alla fine siamo arrivate a Novokemp!

Sette ore di viaggio in aereo (compreso il cambio), mezz’ora di metro e dieci di treno sono sembrate un mese. Le prime impressioni sul popolo russo le ho apprese proprio in metro, la gentilezza degli uomini, disponibili nel dare informazioni e nell’aiutarci con le valigie, mi ha stupita.

Salite sul treno che da Mosca porta a Brjansk tutti ci guardavano: eravamo noi quattro, che come immancabili italiane starnazzavamo nel vagone numero 6.
 
L’aria che si respirava era viziata e faceva un caldo soffocante, ma non c’era competizione: eravamo troppo stanche per permetterci di soffermarci su questi particolari e ci siamo addormentate avvolte nel nostro sudore.

In stazione ci aspettava un simpatico signore sui quaranta, che avremmo però rivisto assai poche volte. Ammiravamo il paesaggio dal finestrino: i boschi di betulle e le rade casette di legno ci si riproponevano all’infinito, tanto che ci chiedevamo dove fossimo finite.

Arrivate a destinazione ci siamo fiondate nelle docce e, subito dopo, a cibarci come predatrici selvagge, per poi finire a letto e riprenderci da quelle lunghe ore di viaggio.

Katja, era lei la signora che ci avrebbe accudite per tutto il nostro soggiorno, ha iniziato a parlarci delle origini di Novokemp: il sanatorio dove vengono ospitati i bambini che vivono in zone contaminate dalle radiazioni della centrale nucleare esplosa a Chernobyl negli anni ’80. «Ci sono anche bambini jnfnwqeyhvn... (così io percepivo il messaggio), invalidi smakngisdjlopovrvic... noi questo mese ospitiamo dei sordo-muti babushka kot svetlana... il mese prossimo arriveranno dei vostri amici, il loro turno sarà quello informatico, i bambini impareranno ad usare il computer! Cruiza kalashnikov tavarish… il vostro tema è invece quello culturale e voi, in quanto italiane, siete una grande risorsa, dovete portare la vostra cultura e far conoscere un po’ d’Italia a questi bambini che, per la maggior parte, non si sono mai mossi dalla Russia». Prestavo molta attenzione alle parole di Katja, le captavo e ricostruivo il discorso. Dopo un anno di studio di questa magnifica lingua non mi era possibile comprendere tutto, per questo spesso mi affidavo all’interpretazione. Le mie compagne italiane, però, dicevano che forse più che interpretazione a volte lavoravo di fantasia, per questo mi giudicavano una persona molto creativa.

Loro studiano assieme a me all’Università di Mediazione Linguistica e Culturale di Milano. Francesca era la nostra responsabile, lei sapeva il russo molto bene, era al primo anno della specialistica e aveva vissuto a Mosca per quattro mesi. Jennifer e Federica invece erano al secondo anno.

Il secondo giorno sono arrivati i nostri bambini. Ci guardavano incuriositi, si avvicinavano timidamente per conoscerci e, una volta rotto il ghiaccio, ci tempestavano di domande. Pochi giorni dopo già si erano affezionati a noi e ci riempivano di abbracci e... ancora domande, che si facevano sempre più complesse, soprattutto quelle dei bambini più grandi.

Per quanto riguarda il clima è stata una sorpresa, prima di partire mi sono ripetutamente chiesta “perché devo abbandonare la calda estate italiana, tanto attesa durante l’anno, per sfidare il gelo sovietico?”, avevo riempito la valigia di felpe e jeans, ma è stato bello scoprire che questi jeans non mi sarebbero serviti affatto! Le temperature erano sui 30°-35°C e a volte arrivavano ai 40°. E in Italia? È stata un’estate piovosa e fredda, niente da invidiare dalla “fredda” nazione.

Grazie a questo clima abbiamo potuto fare tante attività all’aperto, si decidevano ogni sera, durante la poco attesa “planërka”. Questo era un soporifero momento in cui, ad uno ad uno, i rappresentanti delle semejke e noi animatori degli atelier raccontavamo della propria giornata, dei problemi e delle cose che ci sono piaciute. Era molto bello dare spazio e voce ad ognuno, era un modo per coinvolgere tutti e pure noi stranieri, tal volta esclusi per limiti linguistici.

I primi giorni eravamo tutti molto carichi, ma presto, quasi per tutti, le cose da dire erano sempre le stesse. Era però quasi comico recitare ogni giorno la famosa frase: «Сегодня день прошел хорошо, дети понравится игp, спасибо всем» (Oggi la giornata è trascorsa bene, ai bambini sono piaciuti i giochi, grazie a tutti). Questa frase la ripetevamo tra di noi anche in altri momenti della giornata per farci due risate.

Cercavo ogni giorno di formulare frasi più complicate, ma mi dimenticavo di prepararmele prima della riunione, quindi improvvisavo e spesso il mio intervento terminava con una risata. Ho imparato così che attività non si dice aktivnusti, così come fuochi d’artificio non viene tradotto alla lettera e altre parole molto interessanti che, ahimè, ho dimenticato. Una volta stabiliti i piani per il giorno dopo eravamo pronti per una nuova giornata.

Io e Federica ci occupavamo di danze e giochi italiani, mentre Francesca e Jennifer tenevano lezione d’italiano, durante la quale spesso insegnavano delle canzoni, e un corso di yoga.

Queste erano le attività della mattina. Durante il pomeriggio c’erano sempre dei giochi diversi, dove i bambini correvano da una base all’altra per guadagnare punti. Proprio in queste “basi” ci trovavamo noi animatori, divisi a due a due. Questo è stato un momento molto utile per conoscere meglio i nostri colleghi russi e un’ottima occasione per parlare.

Il programma serale prevedeva o la discoteca oppure uno spettacolino con dei balletti preparato durante il giorno da bambini e animatori. In entrambi i casi ci si divertiva molto! Era buffo quando, durante i lenti in discoteca, i bambini ci invitavano a ballare porgendoci la mano da veri gentiluomini.

I giorni si ripetevano, le attività si somigliavano, eppure è sorprendente come non ci fosse mai monotonia nelle nostre giornate russe.

Dopo che i bambini andavano a letto, spesso crollavamo anche noi dalla stanchezza, ma a volte festeggiavamo con una deliziosa grigliata qualche evento. C’era sempre qualcosa per cui far festa: un compleanno, l’arrivo di un nuovo ospite o l’ultima serata di qualcuno.

Giulia Fortunato

NOVOKEMP - LUGLIO 2014 - FOTOGRAFIE

Francesca, Federica, Jennifer e Giulia (studentesse di russo della Statale di Milano, sezione di Mediazione linguistica e culturale) hanno partecipato al turno "intergrativo-internazionale" di Novokemp, il campo di risanamento estivo per bambini dell'associazione "Radimici" in provincia di Surazh. Le ragzze hanno partecipato attivamente, insieme agli educatori russi, all'organizzazione delle attività ricreative del campo.

Il progetto si svolge per il terzo anno nell'ambito degli scambi interculturali tra "Radimici per i bambini di Cernobyl" e il circolo Legambiente Il Brutto Anatroccolo.
Link alla galleria fotografica su facebook:


17/10/14

EKO-STAGE "RADIMICI" SETTEMBRE 2014 - FOTOGRAFIE

Al link l'ampia galleria fotografica (ma è una selezione di migliaia e migliaia di foto scattate a raffica dagli amici russi...) sullo svolgimento dello stage ambientale per i ragazzi del gruppo ecologico di Radimici.


 


08/10/14

«LUCINUSHKA» - PULIAMO IL MONDO NEL VCO, 26.09.2014



Progetto «Viburno Rosso» 2014
Gruppo folkloristico «Lucinushka»
Dal villaggio di Chaleevici (regione di Brjansk, Russia)
Fisarmonica: Sergej Dushakov
Voci: Irina, Irina, Olga, Olga, Valentina, Masha, Nastja, Valerija
Data: 26.09.2014
Luogo: Feriolo, Gravellona Toce, Stresa (Vb)
Iniziativa: Puliamo il Mondo nel VCO
Promotori: Circolo Legambiente «Il brutto anatroccolo» (Vb), Scuole di Stresa, Feriolo e Gravellona Toce

Проект: «Калина красная» 2014
Фольклорный ансамбль «Лучинушка»
Из деревни Халеевичи (Брянская область, Россия)
Баян: Сергей Душаков
Поют: Ирина, Ирина, Ольга, Ольга, Валя, Маша, Настя, Лера
Дата: 26.09.2014
Место: Фериоло, Гравеллона, Стреза (р-н Вербания, Италия)
Мероприятие: «Мы чистим мир»
Организаторы: Легамбьенте «Гадкий утёнок», школы гг. Стрезы, Фериоло, Гравеллоны

CANZONI - ПЕСНИ:

1. Бескозырка белая - Bianco berretto da marinaio
2. Цып-цып - Pio-Pio
3. Мотаня - Motanja
4. Подуй, буйный ветер - Soffia, vento impetuoso
5. Белла чао - Bella ciao
6. Во саду ли я была - Nel giardino son stata
7. Белый лебедь - Il cigno bianco

06/10/14

VIBURNO ROSSO 2014 CON IL GRUPPO "LUCINUSHKA" - FOTOGRAFIE

Al seguente link la galleria fotografica del progetto Viburno Rosso 2014 con il gruppo folk Lucinushka del villaggio di Chaleevici.


PULIAMO IL MONDO VCO - FERIOLO, GRAVELLONA TOCE, STRESA - 26.09.2014

Il circolo Legambiente Il Brutto Anatroccolo ha organizzato Puliamo il Mondo assieme alle scuole Materna ed Elementare di Feriolo (26 set), alle Scuole Elementari di Gravellona Toce e alle scuole Elementari di Stresa (27 set). A Feriolo si sono ripuliti i cortili scolastici, a Gravellona il parco sul lungofiume, a Stresa l'Isola dei Pescatori. All'evento hanno partecipato anche le ragazze russe del gruppo musicale "Lucinushka", ospiti dell'Anatroccolo per il programma di scambio interculturale "Viburno rosso".

Link alla galleria fotografica sulla nostra pagina Facebook

18/09/14

LUCINUSHKA - PROGRAMMA CONCERTI - SETTEMBRE 2014

18.09 - Baveno (Vb) - Casa dell'anziano - 16.30
19.09 - Varzo (Vb) - Chiesa Parrocchiale - 21.00 - con Corpo musicale varzese
20.09 - Baveno (Vb) - Arena Nadur - 18-00 - con Young Band del Corpo musicale di Baveno
21.09 - Sorbara (Mo) - Festa del lambrusco - 19.30
22.09 - Mirandola (Mo) - Degusteria - 19.30
24.09 - Formigine (Mo) - Piazza Calcagnini - 20.45 - con gruppo folk Mosaico dell'Est
27.09 - Stresa (Vb) - Palazzina Liberty - 21.00
03.10 - Baveno (Vb) - Oratorio di Oltrefiume (cena di solidarietà + concerto, gradita prenotazione)

LUCINUSHKA E YOUNG BAND DI BAVENO - 20.09.2014