Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

09/08/19

CHERNOBYL, LA SERIE TV: TUTTO QUELLO CHE È VERO E VERIFICATO

Chernobyl, la serie tv: tutto quello che è vero e verificato

Ecco perché la serie dedicata al disastro nucleare del 1986, sensazionalistica e ambigua, va vista

 


“Chernobyl” vs Černobyl’: discrepanze


No, chi è vittima di sindrome da radiazione acuta non sanguina, come invece più volte mostrato dalla serie di Mazin, in cui un operatore della centrale, dopo il contatto con una porta vicina al reattore, sembra addirittura soffrire di emorragie diffuse. E no, che la vicinanza a persone contaminate equivalga a un contagio non è supportato da alcuna evidenza scientifica. Una volta lavati gli indumenti, gli oggetti e la pelle di chi è stato esposto alle radiazioni, la capacità di trasmissione è pressoché nulla. «Per trasmettere una dose di un millisievert a una persona a un metro di distanza – dichiarò ai tempi di Fukushima Peter Caracappa, Chief Radiation Safety Officer della Columbia University ed esperto di radioprotezione al Renssealaer Polytechnic Institute di Albany – nell'irradiato dovrebbero depositarsi 19 miliardi di Becquerel di iodio radioattivo e anche in questo caso l'esposizione aumenterebbe il rischio di cancro del ‘contagiato' dello 0,004 percento». Si può tuttavia ipotizzare che urine, sangue o sudore di una persona irradiata contengano una dose dannosa, ma non ci sono evidenze che la cosa si sia verificata durante il trattamento delle vittime di Černobyl'.

 

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Data: 07.07.2019
Fonte: www.ilsole24ore.com

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