Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

02/08/19

CHERNOBYL, TECNICI MACERATESI AL LAVORO PER LA BONIFICA DELLA CENTRALE NUCLEARE

Chernobyl, tecnici maceratesi al lavoro per la bonifica della centrale nucleare

Sopralluogo a Chernobyl

Pur in funzione dal 2016, nei giorni scorsi è stato inaugurato il nuovo scudo protettivo del reattore, che dovrebbe limitare le radiazioni, che ancora escono, per un secolo. Quello che i telespettatori non sanno dell’incendio è che un’azienda nostra, la Meloni Techno Handling di Tolentino, è presente a Chernobyl. Unica del maceratese, delle Marche e di tutta Italia. È in Ucraina dal 2016 con operai, tecnici e figure specializzate, cinque per l’esattezza: il maceratese Roberto Rastelli elettrico-meccanico, il capo cantiere corridoniense Ivano Lana, l’elettricista piediripense Emanuele Coloso, l’addetto al software Luca Calcabrini di San Severino e l’elettricista maceratese di origini ucraine Ivan Irnik. Abbiamo sentito al telefono Rastelli per capire l’attività fatta a Chernobyl (in realtà la città più vicina al disastro è Pripyat a 3 km), ma soprattutto cosa si prova a essere nel luogo dell’esplosione che fu 4 volte più forte della bomba di Hiroshima e dove la vita umana non potrà più esserci per chissà quanto tempo.


Rastelli, cosa fate di preciso?

«Abbiamo installato nuovi carroponti e ripristinato quelli vecchi. Il progetto IFS2 ha come obiettivo di tagliare le barre di uranio dentro il bunker del reattore, un treno piombato le porta poi in un nuovo sito di stoccaggio del materiale radioattivo».

Che turni svolgete?

«Lavoriamo in gruppi di due persone, mai tutte insieme, per circa 8 ore al giorno. Ci restiamo due settimane al mese».


Data: 15.07.2019
Fonte: www.ilrestodelcarlino.it

 

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