Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.
Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.
"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.
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05/03/21
26/02/21
05/02/21
21/01/21
19/03/20
NUCLEARE, PER SMANTELLARE LE VECCHIE CENTRALI FRANCESI CI VORRÀ CIRCA UN SECOLO
Nucleare, per smantellare le vecchie centrali francesi ci vorrà circa un secolo
Un cantiere che costerà almeno 46 miliardi di euro. Così la Francia dirà addio al parco nucleare degli anni Ottanta e Novanta
Più di 46 miliardi di euro di costi e circa un secolo di lavori. Lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari in Francia, a cominciare da quelle entrate in funzione negli anni Ottanta, si annuncia come un progetto faraonico. A spiegarlo è un rapporto commissionato dal Senato di Parigi alla Corte dei Conti. Proprio con l’obiettivo di comprendere i tempi e gli esborsi che dovranno affrontare le casse pubbliche per portare a termine gli smantellamenti.
A pagare saranno quasi solo i contribuenti francesi
Casse pubbliche, sì, perché la stragrande maggioranza di tali immensi costi (46,4 miliardi di euro, per l’esattezza) graverà sui contribuenti. Le fatture saranno, infatti, pagate da parte della società elettrica EDF, della compagnia specializzata nel nucleare Orano (ex Areva) e del Commissariato all’energia atomica (CEA). Tutte di proprietà, in tutto o in parte, dello Stato francese.
Data: 12.03.2020
Fonte:
www.valori.it
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18/03/20
FRANCE BEGINS WINDING DOWN ITS RELIANCE ON NUCLEAR POWER
France begins winding down its reliance on nuclear power
France began shutting down its oldest nuclear plant last month after 43 years of operation, the first in a series of closures the government has proposed though the the country won’t altogether abandon its reliance on nuclear power.
France began shutting down its oldest nuclear plant last month after
43 years of operation, the first in a series of closures the government
has proposed though the the country won’t altogether abandon its
reliance on nuclear power.
Yet the closure of the two reactors at the Fessenheim plant along the
Rhine River on France’s border with Switzerland and Germany, is part of
a broad energy strategy to rely more on renewable energy sources.
That strategy would see French dependence on nuclear energy from
supplying three-quarters of its electricity to about half by 2035.
The shutdown has also been a key goal of anti-nuclear campaigners
since the Fukushima disaster in 2011. Experts have noted that the
reactors at Fessenheim, brought online in 1977, fall far short of even
those reactors at Fukushima, with some warning that seismic and flooding
risks in the Alsace region have been underestimated.
Data: 01.03.2020
Fonte: www.bellona.org
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02/12/19
FLAMANVILLE, IL FIASCO DELL'INDUSTRIA NUCLEARE FRANCESE
Flamanville, il fiasco dell'industria nucleare francese
Doveva essere il fiore all'occhiello del settore nucleare francese. Il nuovo reattore di Flamanville si sta invece trasformando in un pozzo senza fondo.

Sin dagli anni '50 del secolo scorso, la Francia ha puntato tutto o
quasi sul nucleare per il suo approvvigionamento energetico. Oggi il 70%
dell'elettricità francese è di origine atomica e in Francia sono attive
19 centrali per un totale di 59 reattori.
A questo parco
nucleare dovrebbe prima o poi aggiungersi anche il nuovo reattore di
Flamanville, in Normandia. Il condizionale è però d'obbligo visti i
problemi registrati in questi anni. Avviata nel 2006, la costruzione
avrebbe dovuto concludersi quattro anni e mezzo dopo,
secondo le stime di Electricité de France, la società parastatale
all'origine del progetto. E il costo avrebbe dovuto essere di tre miliardi di euro.
Un prezzo moltiplicato per quattro
Tredici anni dopo il
reattore non è ancora entrato in funzione (dovrebbe essere attivato nel
2022) e i costi sono lievitati sino a raggiungere 12,4 miliardi di euro. Gli ultimi problemi riscontrati a Flamanville sono stati dei difetti alle saldature. In un 'audit' consegnato qualche giorno fa al Governo francese,
Jean-Martin Folz, l'ex patron di PSA (Peugeot, Citroen, Opel) spara a
zero su EDF: "La costruzione dell'EPR (reattore nucleare europeo ad
acqua pressurizzata, ndr) ha accumulato così tanti costi supplementari e
ritardi che non può essere che considerato un fallimento per EDF".
Jean-Martin Folz deplora una perdita di competenze "generalizzata", una
mancanza di "cultura della qualità" o ancora un modo "inappropriato" di
gestire il progetto.
Data: 02.11.2019
Fonte: www.tvsvizzera.it
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