Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

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20/11/17

ALLARME ARPA SU DUE TIPOLOGIE DI FUNGHI: RILEVATE TRACCE RADIOATTIVE





Allerta sui funghi radioattivi in Piemonte. La lancia l'Arpa Piemonte, che in base agli esiti di alcuni accertamenti avvisa che in due tipi di fungo sono state trovate significative concentrazioni di radioattività.

Si tratta, in particolare, di  due tipologie di fungo già piuttosto note per essere particolarmente ricettive al Cesio. Sulla base dei dati ottenuti, si sconsiglia il consumo di "Xerocomus Badius", (specie ipercaptante per il radiocesio). A titolo precauzionale si estende la misura anche al "Rozites caperata" (altra specie notoriamente ipercaptante).

Gli altri tipi di fungo commestibile (specialmente i porcini) non risultano invece avere alcun problema.

Data: 14.11.2017
Fonte: www.torinooggi.it

06/10/17

TRENT'ANNI DOPO IL DISASTRO CHERNOBYL COLPISCE ANCORA: TROVATI FUNGHI RADIOATTIVI NEL VERBANO


Trent'anni dopo il disastro Chernobyl colpisce ancora: trovati funghi radioattivi nel Verbano
 
Trent'anni dopo il disastro Chernobyl colpisce ancora: trovati funghi radioattivi nel Verbano
Attenzione ai funghi, alcuni potrebbero essere radioattivi. A sconsigliare il consumo di due specie è l'Asl Cuneo 1, spiegando che in questi giorni il Servizio Sian (Igiene degli alimenti e della nutrizione) ha ricevuto dal laboratorio dell'Arpa di Ivrea la comunicazione che una specie esaminata in spettrometria gamma, campionata nel comune di Crodo, in località Foppiano, è risultata avere livelli significativi di radioattività (Cs-137). Si tratta della Foliota grinzosa, ipercaptante di sostanze radioattive.
"Il Rozites caperatus (Foliota grinzosa) è un fungo commestibile che può peraltro essere confuso con alcune specie del genere Cortinarius, molto tossiche e pericolose - sottolinea Sebastiano Blancato, direttore del Sian dell'Asl Cn1 - Di questa specie si conosce da tempo la caratteristica di fungo ipercaptante di sostanze radioattive, in particolare per il radiocesio, e pertanto ne è già consigliato un consumo molto contenuto. Sulla base dei dati ottenuti, pur non trattandosi di alimento centrale per la dieta tipo della popolazione, si ritiene di sconsigliarne il consumo". "A titolo precauzionale - aggiunge Blancato - si include in tale misura anche lo Xerocomus badius (Boletus badius), altra specie notoriamente ipercaptante". Lo Xerocomus badius - precisano gli esperti del Sian cuneese - rientra fra le specie ammesse alla vendita, mentre il Rozites caperatus non rientra fra le specie presenti in questi elenchi, anche se la sua raccolta può essere praticata da cercatori hobbisti.

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Data:
07.09.2017
Fonte: www.torino.repubblica.it

29/11/16

FUNGHI CONTAMINATI AL CESIO 137 IN RHÔNE-ALPES



 

Due istituti hanno dimostrato che la maggior parte dei funghi raccolti in Rhône–Alpes, contenevano dosi di Cesio 137, un elemento radioattivo. E’ una delle conseguenze dei test nucleari degli anni 1950 e 1960 e dell’incidente di Chernobyl.

Uno studio dalla Commissione di Ricerca e Informazioni Indipendenti sulla Radioattività (CRIIRAD), ha messo in evidenza dosi radioattive, tra cui il Cesio 137, nei funghi raccolti in Rhône–Alpes, riferisce France Bleu Drôme-Ardèche lunedì 14 novembre.

Nell’autunno del 2015, membri di CRIIRAD e della Federazione Rhône–Alpes per la Natura e l’Ambiente (FRAPNA) hanno raccolto quasi quaranta campioni di funghi nei seguenti Dipartimenti: Drôme, Ardèche, Isère, Haute-Savoie, Ain e Loire.

Su 38 campioni, 36 contenevano Cesio 137. Tre avevano valori superiori a 1.000 Becquerel per chilogrammo secco (Bq/kg), limite autorizzato per la vendita di alimenti a livello internazionale. Il boleto badio era a 3.000 Bq/kg,  i canterelli tubiformi della Loire a 2 700 Bq/kg secco  e le morette della  Drôme a 2 200 Bq/kg.
 
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Data: 28.11.2016
Fonte: www.progettohumus.it

27/03/14

CHERNOBYL, MICROBI MALATI E VEGETAZIONE SECCA


Chernobyl, microbi “malati” e vegetazione secca: nuovi rischi di incendi (e di fall out)

I microbi nell’area circostante Chernobyl non sono più in grado di svolgere la loro principale funzione, quella di “decompositori”, ossia di organismi in grado di trasformare la sostanza organica morta in sostanza inorganica, da cui si nutrono le piante. Ne consegue che la vegetazione morta rimane secca e aumenta il rischio di incendio, con conseguente diffusione della radioattività. È il risultato dell’ultimo studio realizzato nella zona dove il 26 aprile 1986 esplose la centrale nucleare, rilasciando enormi quantità di composti radioattivi, e appena pubblicato nella rivista Oecologia. Lo studio è stato condotto da Timothy Mousseau, professore di biologia e co-direttore del Chernobyl and Fukushima Research Initiatives alla University of South Carolina e da un team di scienziati fra i maggiori esperti nel campo: Gennadi Milinevsky, Jane Kenney-Hunt, Anders Pape Møller. Stando alle conclusioni dei ricercatori, l’ecosistema della zona è seriamente compromesso e le conseguenze possono essere, nuovamente, catastrofiche.

Diversi studi e rapporti avevano già messo in luce come le conseguenze di Chernobyl si facciano sentire ancora oggi, a distanza di 28 anni. La zona dell’esplosione rimane, infatti, un focolaio di radioattività e, benché non sia più popolata da persone, è piena di fauna: lupi, orsi, uccelli, tutte specie contaminate e, in alcuni casi, con gravi deformazioni agli organi interni. I casi di contaminazione, però, continuano a sentirsi anche nell’Europa occidentale: è il caso, ad esempio, dei cinghiali della Valsesia in cui sono state trovate un anno fa tracce di cesio137 oltre la soglia prevista in caso di incidente nucleare, o dei funghi e del latte piemontesi, anche quelli contaminati. Lo studio di Mousseau, però, sembra essere ancora più preoccupante. Ad essere “malati”, infatti, sarebbero alcuni microorganismi, come i microbi e i funghi, che stanno alla base del ciclo naturale.


Data: 27.03.2014
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

21/03/14

A CHERNOBYL TRENT'ANNI DOPO: MALATI ANCHE MICROBI, FUNGHI E INSETTI

A Chernobyl trent'anni dopo: malati anche microbi, funghi e insetti

Data: 19.03.2014
Fonte: www.greenreport.it
Quasi 30 anni sono passati dall’immane disastro nucleare di Chernobyl e gli effetti di quella catastrofe, che 3 anni fa si sono rivisti a Fukushima Daiichi dopo il grande terremoto/tsunami del Giappone orientale, si sentono ancora oggi. L’area di esclusione intorno all’epicentro di Chernobyl non è (non dovrebbe) essere abitata da esseri umani, ma la natura ha occupato ciò che l’uomo ha dovuto abbandonare e qualcuno ha gridato al miracolo per il ritorno di lupi ed orsi e per il proliferare di prede, cosa che dimostrerebbe che la natura è in grado di sopravvivere e reagire anche alle radiazioni letali. - See more at: http://www.greenreport.it/news/energia/chernobyl-malati-anche-microbi-funghi-e-insetti/#sthash.c0krWIjG.dpuf

Quasi 30 anni sono passati dall’immane disastro nucleare di Chernobyl e gli effetti di quella catastrofe, che 3 anni fa si sono rivisti a Fukushima Daiichi dopo il grande terremoto/tsunami del Giappone orientale, si sentono ancora oggi. L’area di esclusione intorno all’epicentro di Chernobyl non è (non dovrebbe) essere abitata da esseri umani, ma la natura ha occupato ciò che l’uomo ha dovuto abbandonare e qualcuno ha gridato al miracolo per il ritorno di lupi ed orsi e per il proliferare di prede, cosa che dimostrerebbe che la natura è in grado di sopravvivere e reagire anche alle radiazioni letali.
In realtà  animali e piante mostrano segni di contaminazione radioattiva: gli uccelli che nidificano nei dintorni di Chernobyl hanno cervelli significativamente più piccoli dei loro co-specifici, nell’area “rossa” ci sono molti meno insetti e ragni ed i mammiferi come i cinghiali mostrano segni di avvelenamento radioattivo, una contaminazione che il fall-out del disastro nucleare sembra aver portato fino ai cinghiali tedeschi ed italiani.
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Quasi 30 anni sono passati dall’immane disastro nucleare di Chernobyl e gli effetti di quella catastrofe, che 3 anni fa si sono rivisti a Fukushima Daiichi dopo il grande terremoto/tsunami del Giappone orientale, si sentono ancora oggi. L’area di esclusione intorno all’epicentro di Chernobyl non è (non dovrebbe) essere abitata da esseri umani, ma la natura ha occupato ciò che l’uomo ha dovuto abbandonare e qualcuno ha gridato al miracolo per il ritorno di lupi ed orsi e per il proliferare di prede, cosa che dimostrerebbe che la natura è in grado di sopravvivere e reagire anche alle radiazioni letali.
In realtà  animali e piante mostrano segni di contaminazione radioattiva: gli uccelli che nidificano nei dintorni di Chernobyl hanno cervelli significativamente più piccoli dei loro co-specifici, nell’area “rossa” ci sono molti meno insetti e ragni ed i mammiferi come i cinghiali mostrano segni di avvelenamento radioattivo, una contaminazione che il fall-out del disastro nucleare sembra aver portato fino ai cinghiali tedeschi ed italiani.
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