Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

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21/04/16

ANIMALS RULE CHERNOBYL 30 YEARS AFTER NUCLEAR DISASTER


Animals Rule Chernobyl 30 Years After Nuclear Disaster

 Picture of horses in the Chernobyl exclusion zonePicture of gray wolves passing a remote camera in within the Chernobyl Exclusion Zone

Marina Shkvyria watches for animal tracks as she walks toward an abandoned village in the Chernobyl Exclusion Zone, the area sealed to the public after a nuclear power plant exploded here 30 years ago, on April 26, 1986. Spotting one, she crouches and runs her finger over the toes of a wolf print in the loose sand.

It may seem strange that Chernobyl, an area known for the deadliest nuclear accident in history, could become a refuge for all kinds of animals—from moose, deer, beaver, and owls to more exotic species like brown bear, lynx, and wolves—but that is exactly what Shkvyria and some other scientists think has happened. Without people hunting them or ruining their habitat, the thinking goes, wildlife is thriving despite high radiation levels.
Shkvyria is a wolf expert at the Ukraine’s National Academy of Sciences, and one of a handful of scientists following the fate of Chernobyl’s wildlife. She discovered the wolf pack near the village using unorthodox, but cheap, methods. “We came down here late last spring and howled, and the young wolf pups howled back from the top of that hill,” she says with a mischievous smile.

In a new study released Monday, Beasley says that the population of large mammals on the Belarus side has increased since the disaster. He was shocked by the number of animals he saw there in a five-week survey. Camera traps captured images of a bison, 21 boars, nine badgers, 26 gray wolves, 60 raccoon dogs (an Asian species also called a tanuki), and 10 red foxes. “It’s just incredible. You can’t go anywhere without seeing wolves,” he says.

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Data: 18.04.2016
Fonte: www.nationalgeographic.com

18/04/16

LA SECONDA GENERAZIONE DEI BAMBINI DI CHERNOBYL: LE PROSPETTIVE PER IL FUTURO























Il centro "Ecologia e Salute" del prof. Bandazhevsky ha inviato a Mondo in Cammino (partner ufficiale del Centro) le slides degli interventi del recente tour italiano. Le slides - ancora da tradurre - sono pubblicate in anteprima affinchè possano essere utilizzate nell'imminente celebrazione del trentennale di Chernobyl. L'utilizzo deve contenere le seguenti segnalazioni: copyright "Centro Ecologia e salute" di Ivankov, Ucraina; per concessione dell'OdV "Mondo in Cammino".
 

Data: 16.04.2016
Fonte: www.progettohumus.it 

18/03/16

CHERNOBYL 30 ANNI DOPO: MANGIANO CIBO ANCORA CONTAMINATO



Guarda la versione ingrandita di Chernobyl 30 anni dopo: mangiano cibo ancora contaminato
Chernobyl, a trent’anni dal disastro, le persone che vivono vicino al sito della devastante esplosione di Chernobyl ancora mangiano cibo contaminato. Secondo i test scientifici condotti per Greenpeace, la contaminazione complessiva da isotopi chiave come il cesio-137 e lo stronzio-90 continua a persistere, soprattutto in posti come le foreste.
I residenti di queste aree colpite entrano ancora in contatto quotidiano con livelli pericolosamente alti di radiazione nel “cibo che mangiano, bevono e con il legno che usano per le costruzioni”. A causa della crisi economica in Russia, Ucraina e Bielorussia i test nelle zone contaminate dal disastro nucleare sono stati tagliati o ristretti, ha aggiunto GreenPeace.
Il rapporto “Nuclear Scars: The Lasting legacies of Chernobyl and Fukushima” ossia “Cicatrici nucleari: la persistente eredità di Chernobyl e Fukushima“, visionato da Reuters prima della pubblicazione, afferma che “l’Ucraina non ha più fondi sufficienti a finanziare i programmi necessari per proteggere adeguatamente le persone… ciò significa che l’esposizione alle radiazioni di gente che vive ancora nelle zone contaminate probabilmente aumenterà”.
- See more at: http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/chernobyl-30-anni-dopo-imangiano-cibo-ancora-contaminato-2410656/#sthash.iTrsCFUj.dpuf
Chernobyl, a trent’anni dal disastro, le persone che vivono vicino al sito della devastante esplosione di Chernobyl ancora mangiano cibo contaminato. Secondo i test scientifici condotti per Greenpeace, la contaminazione complessiva da isotopi chiave come il cesio-137 e lo stronzio-90 continua a persistere, soprattutto in posti come le foreste.
I residenti di queste aree colpite entrano ancora in contatto quotidiano con livelli pericolosamente alti di radiazione nel “cibo che mangiano, bevono e con il legno che usano per le costruzioni”. A causa della crisi economica in Russia, Ucraina e Bielorussia i test nelle zone contaminate dal disastro nucleare sono stati tagliati o ristretti, ha aggiunto GreenPeace.
Il rapporto “Nuclear Scars: The Lasting legacies of Chernobyl and Fukushima” ossia “Cicatrici nucleari: la persistente eredità di Chernobyl e Fukushima“, visionato da Reuters prima della pubblicazione, afferma che “l’Ucraina non ha più fondi sufficienti a finanziare i programmi necessari per proteggere adeguatamente le persone… ciò significa che l’esposizione alle radiazioni di gente che vive ancora nelle zone contaminate probabilmente aumenterà”.
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Chernobyl, a trent’anni dal disastro, le persone che vivono vicino al sito della devastante esplosione di Chernobyl ancora mangiano cibo contaminato. Secondo i test scientifici condotti per Greenpeace, la contaminazione complessiva da isotopi chiave come il cesio-137 e lo stronzio-90 continua a persistere, soprattutto in posti come le foreste.

I residenti di queste aree colpite entrano ancora in contatto quotidiano con livelli pericolosamente alti di radiazione nel “cibo che mangiano, bevono e con il legno che usano per le costruzioni”. A causa della crisi economica in Russia, Ucraina e Bielorussia i test nelle zone contaminate dal disastro nucleare sono stati tagliati o ristretti, ha aggiunto GreenPeace.

Il rapporto “Nuclear Scars: The Lasting legacies of Chernobyl and Fukushima” ossia “Cicatrici nucleari: la persistente eredità di Chernobyl e Fukushima“, visionato da Reuters prima della pubblicazione, afferma che “l’Ucraina non ha più fondi sufficienti a finanziare i programmi necessari per proteggere adeguatamente le persone… ciò significa che l’esposizione alle radiazioni di gente che vive ancora nelle zone contaminate probabilmente aumenterà”.


Data: 12.03.2016
Fonte: www.blitzquotidiano.it

Chernobyl, a trent’anni dal disastro, le persone che vivono vicino al sito della devastante esplosione di Chernobyl ancora mangiano cibo contaminato. Secondo i test scientifici condotti per Greenpeace, la contaminazione complessiva da isotopi chiave come il cesio-137 e lo stronzio-90 continua a persistere, soprattutto in posti come le foreste.
I residenti di queste aree colpite entrano ancora in contatto quotidiano con livelli pericolosamente alti di radiazione nel “cibo che mangiano, bevono e con il legno che usano per le costruzioni”. A causa della crisi economica in Russia, Ucraina e Bielorussia i test nelle zone contaminate dal disastro nucleare sono stati tagliati o ristretti, ha aggiunto GreenPeace.
Il rapporto “Nuclear Scars: The Lasting legacies of Chernobyl and Fukushima” ossia “Cicatrici nucleari: la persistente eredità di Chernobyl e Fukushima“, visionato da Reuters prima della pubblicazione, afferma che “l’Ucraina non ha più fondi sufficienti a finanziare i programmi necessari per proteggere adeguatamente le persone… ciò significa che l’esposizione alle radiazioni di gente che vive ancora nelle zone contaminate probabilmente aumenterà”.
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Chernobyl, a trent’anni dal disastro, le persone che vivono vicino al sito della devastante esplosione di Chernobyl ancora mangiano cibo contaminato. Secondo i test scientifici condotti per Greenpeace, la contaminazione complessiva da isotopi chiave come il cesio-137 e lo stronzio-90 continua a persistere, soprattutto in posti come le foreste.
I residenti di queste aree colpite entrano ancora in contatto quotidiano con livelli pericolosamente alti di radiazione nel “cibo che mangiano, bevono e con il legno che usano per le costruzioni”. A causa della crisi economica in Russia, Ucraina e Bielorussia i test nelle zone contaminate dal disastro nucleare sono stati tagliati o ristretti, ha aggiunto GreenPeace.
Il rapporto “Nuclear Scars: The Lasting legacies of Chernobyl and Fukushima” ossia “Cicatrici nucleari: la persistente eredità di Chernobyl e Fukushima“, visionato da Reuters prima della pubblicazione, afferma che “l’Ucraina non ha più fondi sufficienti a finanziare i programmi necessari per proteggere adeguatamente le persone… ciò significa che l’esposizione alle radiazioni di gente che vive ancora nelle zone contaminate probabilmente aumenterà”.
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16/03/16

GLI ELEMENTI RADIOATTIVI DI CHERNOBYL POTREBBERO DIFFONDERSI ANCORA UNA VOLTA. LO STUDIO



incendio_elementi radioattivi

Sono passati quasi 30 anni da quando, il 26 aprile 1986, l’unità 4 di uno dei reattori della centrale di Chernobyl, in Ucraina, veniva distrutta da un terribile incidente che avrebbe pesantemente contaminato aria e terreni circostanti. Un disastro di proporzioni catastrofiche, che fece sentire i propri effetti in mezza Europa, Italia compresa.

Dopo tre decenni, pare che tutto il materiale radioattivo sprigionato non abbia ancora terminato di causare danni. Una recente ricerca del Norwegian Institute for Air Research ha infatti dimostrato che gli incendi che scoppiano regolarmente nell’area boschiva nei pressi del reattore, provocano ancora la diffusione nell’aria del famigerato Cesio 137, elemento estremamente radioattivo e pericoloso.

Questo isotopo, lo ricordiamo, come tutti gli elementi radioattivi è stato collegato a un aumento del rischio di cancro negli esseri umani.

Nella presentazione dello studio, pubblicato da “Ecological Monographs”, i ricercatori hanno delineato un quadro poco confortante dell’area: “Misurazioni sul campo e simulazioni hanno confermato che numerosi contaminanti radioattivi sono ancora presenti in questi siti in quantità molto elevate”.

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Data: 16.02.2016
Fonte: www.ambientebio.it