Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

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27/04/15

I BAMBINI DI CHERNOBYL 30 ANNI DOPO. LA STORIA DI OLGA


“Ho vissuto a Prypiat i primi quindici anni della mia vita. Siamo partiti il 26 aprile del 1986 e abbiamo trascorso quasi un anno ospiti di familiari e amici a Kyev. A quei tempi ero molto magra, così da far pensare che avevo assorbito tutte le ansie di mia madre e le sue preoccupazioni per il futuro. Dopo un anno ci hanno assegnato un appartamento, e ne siamo stati contenti. Mio padre ha continuato ad andare lavorare a Chernobyl.

“Chernobyl è stata una cosa di famiglia, un pezzo della nostra storia, per quello che posso ricordare. Anche i nostri vicini lavoravano alla centrale. Era parte del nostro quotidiano. E Chernobyl torna a ogni controllo medico a cui dobbiamo sottoporci, a ogni documento che dobbiamo spedire per chiedere assistenza e aiuto.
 I bambini di Chernobyl trent’anni dopo. La storia di Olga, fotografa

“Ora come ora sto cercando di elaborare cosa abbia significato Chernobyl per me. Quando ho compiuto 25 anni sono rimasta impressionata dal fatto di essere cresciuta all’ombra di questo evento. Per questo sono sempre alla ricerca di altre famiglie di Chernobyl, che invito a venire al mio studio per fotografarle, ma anche per parlarci. Molte di queste persone hanno figli a loro volta, e tutti si preoccupano per la salute. Quando ero piccola i medici dicevano: “Non abbiamo idea di quali effetti producano radiazioni di queste caratteristiche. 


Data: 26.04.2015
Fonte: www.it.euronews.com

CHERNOBYL OGGI: 4 COSE DA SAPERE NEL GIORNO DELL'ANNIVERSARIO


Chernobyl oggi  
Chernobyl oggi: 4 cose da sapere

Ero piccola, avevo 2 anni quand’è successo il disastro, ma ho un ricordo che penso resterà per sempre. Ero una dodicenne quando, i genitori di una mia amica, hanno deciso di prendere in affido per qualche estate una bimba molto graziosa di 5 anni che arrivava da Chernobyl. Io, ancora piccina, non capivo perché lo facevano, poi lei, con il suo italiano incerto, mi ha spiegato che i suoi veri genitori la mandavano in Italia d’estate per farle respirare un po’ di aria sana e per tenerla lontana dalla tragedia, dal disastro, dal deserto che si era creato nella città dove lei era crescita. Quindi, anche se sono passati 29 anni dalla catastrofe, Chernobyl oggi è ancora un argomento attuale, vediamo il perché in 4 punti.


Data: 26.04.2015
Fonte: www.buzznews.it

"CHERNOBYL, ANCORA 5 MILIONI DI PERSONE VIVONO NELLE ZONE CONTAMINATE"

"Chernobyl, ancora 5 milioni di persone vivono nelle zone contaminate"

La denuncia di Legambiente a 29 anni dall'incidente alla centrale nucleare ucraina

"Chernobyl, ancora 5 milioni di persone vivono nelle zone contaminate"
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Data: 26.04.2015
Fonte: www.larepubblica.it

CHERNOBYL, 29 ANNI DOPO SI LAVORA ANCORA SUL NUOVO SARCOFAGO

Chernobyl, 29 anni dopo si lavora ancora sul nuovo "sarcofago" per la messa in sicurezza dell'area

Una struttura d'acciaio alta come un palazzo di trenta piani dovrebbe proteggere per i prossimi cento anni il reattore esploso nel 198
 
A quasi trent'anni dal terribile disastro nucleare, pronunciare quella parola fa ancora paura. Chernobyl, Ucraina sovietica, 26 aprile 1986. Nelle prime ore del mattino, un errore fatale dei test causa un'esplosione nel reattore numero 4: in pochi secondi, l'area circostante viene bombardata con un rilascio radioattivo 400 volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima. L'esplosione di uno dei reattori è così forte da scoperchiare il tetto in cemento dell'edificio e lanciare materiale radioattivo nel raggio di chilometri. Decine di persone morirono nell'incidente e altre centinaia furono contaminate dalle radiazioni. A quasi trent'anni dal più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, gli effetti del disastro si fanno ancora sentire e i lavori per la messa in sicurezza dell'area stentano ad essere completati.
 
 
 
Data: 26.04.2015
Fonte: www.rainews.it
 
 

A 29 ANNI DA CHERNOBYL: BIELORUSSIA TRA PAURA DEL PASSATO E DEL FUTURO NUCLEARE

A 29 anni da Chernobyl: Bielorussia tra paura del passato e del futuro nucleare

Ieri a Minsk si è tenuta, come ogni anno, una manifestazione di commemorazione. Manifestazione che è stata inoltre l’occasione per protestare contro il progetto di costruzione di una nuova centrale nucleare a Ostrovets, 160 chilometri da Minsk. Un progetto avviato nel 2011 dalla compagnia russa Rosatom.

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Data: 26.04.2015
Fonte: www.it.euronews.com

GIARDINO ATOMICO. RITORNO A CHERNOBYL

http://www.iodonna.it/wp-content/uploads/2015/04/chernobyl00-cover_ebook.jpg

 
Emanuela Zuccalà
 
Giardino atomico
Ritorno a Chernobyl

Infinito Edizioni

2015

E-book












(dal sito della casa editrice) 

Chernobyl, 26 aprile 1986. L’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare ucrai­na scatena una potenza radioattiva quattrocento volte superiore alle bombe sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki. Il disastro viene minimizzato, inizialmente nascosto, dalle autorità sovietiche dell’epoca e ancora oggi non se ne conosce appieno l’intera magnitudo.
Tre decenni dopo, quando i lavori di messa in sicurezza della struttura sono ancora lentamen­te in corso, Emanuela Zuccalà racconta in questo libro la sua indagine sul campo, arrivando a toccare il mostro atomico con mano, a pochi metri dal sarcofago in cemento, il monumento funebre che imprigiona il reattore nucleare.
Le bugie sulla gravità dell’incidente; la nube radioattiva che ha toccato Europa e Nord Ameri­ca; i “liquidatori” che hanno perso la vita a pochi giorni dall’esplosione; donne, uomini e bam­bini morti o gravemente malati a causa degli effetti della radioattività, del Cesio 137 e dello Stronzio 90 liberati in natura. I dati pubblici dell’Unscear e il governo ucraino affermano che il pericolo è passato, minimizzando il rischio, ma le indagini indipendenti di Greenpeace e di Legambiente asseriscono il contrario: chi è tornato o si è trasferito a vivere sui terreni e nelle case nei dintorni della centrale è costantemente a rischio.
Sul pianeta ci sono 442 centrali nucleari attive e 65 in fase di realizzazione. Una delle quali nella vicina Bielorussia, ampiamente colpita dalla nube radioattiva di Chernobyl. Il nucleare è la risposta giusta alla domanda crescente di energia del mondo intero?

Pripyat restituisce alla perfezione il significato della parola annullamento. La sua irreversibile desolazione è un ritratto limpido di ogni mondo post-atomico, senza contraddizioni né margini d’interpretazione. In questa sua terribile chiarezza, la città morta è identica a Kirov, a Dubovy Log, a Khomjenki, il villaggio di Galina Mokanu che mi ha offerto salame piccante fatto in casa con la carne dei suoi maiali radioattivi, e io non ho potuto rifiutare di assaggiarlo. In realtà non ho voluto rifiutare, per una ragione alla quale in quell’attimo ho ritenuto di dare più importanza che alla paura: gentilezza verso di lei. Verso una donna malata nel corpo e nell’anima poiché incolpevolmente ignara. I denti rovinati e il fazzoletto in testa. Che per potersi permettere il sogno di una vita decente, ha dovuto andare ad abitare dentro un giardino atomico”. (Emanuela Zuccalà)

CHERNOBYL VIAGGIO NELLA ZONA MORTA TRA UCRAINA E BIELORUSSIA

A tu per tu con chi vive ancora nei villaggi di una terra altamente radioattiva. Dal reportage inchiesta "Giardino atomico"

Chernobyl, Ucraina sovietica, 26 aprile 1986. L’esplosione del reattore numero 4 alla centrale nucleare scatena una potenza radioattiva 400 volte superiore a quella delle bombe atomiche sganciate sul Giappone nel 1945. Un disastro minimizzato, inizialmente nascosto dalle autorità sovietiche, e ancora oggi non se ne conoscono appieno le reali conseguenze sulla salute umana e l’ambiente. Quasi tre decenni dopo, i lavori per la messa in sicurezza della struttura arrancano. La giornalista Emanuela Zuccalà ha incontrato la gente rimasta a vivere nei villaggi della “zona morta” tra Bielorussia e Ucraina: una terra tuttora altamente radioattiva, ufficialmente evacuata ma che nella realtà resta popolata diventando addirittura meta di immigrazione dai Paesi ex sovietici più poveri. Ecco in anteprima un brano del suo reportage-inchiesta Giardino atomico, che esce in questi giorni in e-book per le edizioni Infinito.

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Nella provincia bielorussa di Narovlja, a ridosso della frontiera ucraina, il villaggio di Kirov ha una contaminazione di 31 curie per chilometro quadrato. Eppure non c’è traccia di controlli, né ombra di sbarre o posti di blocco. L’ufficio di igiene statale ha diradato i controlli sul latte e i medici del governo non passano da queste parti da almeno un anno, da quando hanno rilevato negli abitanti di Kirov la quantità di millisievert, l’unità di misura dell’energia radioattiva assorbita da organi e tessuti umani. Tutti e 312, compresi i 90 bambini, avevano in corpo ben più di un millisievert oltre la norma: la soglia del danno biologico sicuro. Kirov esiste solo per la sua gente. Per tutti gli altri, è un non-luogo da ignorare. Ufficialmente “zona d’esclusione”, troppo vicino a Chernobyl per esserci.

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Data: 26.04.2015
Fonte: www.iodonna.it

CHERNOBYL, LA CATASTROFE NUCLEARE E' ANCORA IN AGGUATO

Il disastro atomico avrebbe finora causato 985.000 vittime. La favola della natura che rinasce

Chernobyl

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Data: 27.04.2015
Fonte: www.greenreport.it