Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

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06/09/19

QUANTE PERSONE SONO DAVVERO MORTE A CAUSA DEL DISASTRO NUCLEARE DI CHERNOBYL?


Quante persone sono davvero morte a causa del disastro nucleare di Chernobyl?

 

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Il successo della miniserie Chernobyl prodotta da Hbo (in onda su Sky Atlantic) ha riacceso i riflettori su quel che è considerato il più grave incidente nucleare della storia. Il numero delle vittime è da sempre al centro di polemiche e forse non conosceremo mai il bilancio definitivo. Ecco quel che sappiamo e quel che è destinato a restare irrisolto.

Le vittime accertate

 

L’esplosione del reattore uccise due addetti della centrale, un terzo morì di trombosi coronarica. Tra il personale e i primi soccorritori, 134 persone furono ricoverate per gli effetti acuti delle radiazioni; 28 morirono nelle prime settimane, altri 19 negli anni seguenti. Fra i civili, più di 4mila persone, in gran parte bambini e adolescenti, hanno contratto un cancro alla tiroide, che ha causato 15 vittime. La sorveglianza epidemiologica si è però fermata al 2002, sebbene le persone continuino ad ammalarsi.

Nel complesso, le morti accertate sono dunque 65, ma purtroppo si tratta soltanto della punta dell’iceberg. La gran parte delle vittime si avrà infatti per gli effetti a lungo termine delle radiazioni, destinati a manifestarsi in forma di tumori e leucemie.


Data: 25.06.2019
Fonte: www.wired.it

24/07/19

TEST NUCLEARI IN POLINESIA, LA FRANCIA AMMETTE I DANNI SULLA POPOLAZIONE

Test nucleari in Polinesia, la Francia ammette i danni sulla popolazione


A più di 50 anni dall’inizio dei test nucleari in Polinesia, il Parlamento francese ha ammesso i danni sanitari causati sulla popolazione locale. 

Ci sono voluti alcuni decenni, ma il Parlamento della Francia, il 23 maggio, ha ammesso le conseguenze sanitarie dei test nucleari effettuati in Polinesia tra il 1966 e il 1996. La decisione ha preso la forma dell’approvazione di un nuovo statuto della Collettività d’oltremare. Esso, ora, riconosce i danni provocati dalle bombe sulla salute della popolazione locale.

La questione era stata oggetto di una denuncia depositata nel 2018 contro la Francia, accusata di crimini contro l’umanità, dall’ex presidente indipendentista dell’arcipelago, Oscar Temaru. Quest’ultimo, parlando di “colonialismo nucleare”, aveva stigmatizzato in particolare i test effettuati negli atolli di Mururoa e di Fangataufa.

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Data: 29.05.2019
Fonte: www.lifegate.it

05/10/17

CERNOBYL, “MALFORMAZIONI E TUMORI AI BAMBINI”





La denuncia di un medico bielorusso, osteggiato dalle autorità di Minsk, a 30 anni dall'incidente nucleare.

Panoramio - Photo of Впереди - Иванков

In Ucraina e Bielorussia, a 30 anni dal disastro nucleare di Cernobyl, molti bambini continuano ad avere malformazioni, cancro alla tiroide e patologie cardiache. È quanto denuncia Yuri Bandazhevsky, un medico perseguitato dal regime di Minsk per i suoi studi sui reali effetti dell'incidente alla centrale atomica sottaciuti dalle autorità.

Con la sua equipe all'ospedale ucraino di Ivankiv a una cinquantina di chilometri dal reattore, dove il medico bielorusso opera dopo essere stato incarcerato per sei anni nel suo paese, ha riscontrato un aumento di patologie varie, così come i decessi per cancro tra gli appartenenti alla generazione dei quarantenni. Un fenomeno da ricondurre, secondo Yuri Bandazhevsky, alla contaminazione di frutta, verdura e animali nella regione.

Data: 25.04.2016
Fonte: www.tvsvizzera.it

07/08/17

CUBA HAS TREATED OVER 26,000 CHERNOBYL NUCLEAR DISASTER VICTIMS



Cuba Has Treated Over 26,000 Chernobyl Nuclear Disaster Victims

Since 1990, Cuban medics have treated over 26,000 victims of the 1986 nuclear disaster in Chernobyl, Ukraine, scientific network Scielo reported in a recent study.

Vitali and Alexander, two Ukrainian victims of the nuclear plant meltdown in Chernobyl, play in Tarara beach, Cuba, nearby a pediatric hospital.

The areas of treatment, according to Scielo, were primarily focused on dermatology, endocrinology and gastroenterology.

The report detailed that 84 percent of the total number of patients treated were children from Ukraine, Russia and Belarus. The majority of people were treated in 1991, when Cuban medics attended to 1,415 patients.

Over 1,000 children received medical treatment annually from 1990 to 1995.

With its main treatment area located on Tarara beach, east of Havana, the main objective of the program was to provide comfortable lodging facilities and an overall healthy environment, where patients could be treated and partake in a rehabilitation plan.

Apart from medical facilities, the locale included schools, a cooking center, a theater, parks and recreation areas.

After 21 years of solidarity treatment, all free of charge, the medical program came to an end in 2011.

In the early hours of April 26, 1986, a botched test at the nuclear plant in then-Soviet Ukraine triggered a meltdown that spewed deadly clouds of atomic material into the atmosphere, forcing the evacuation of tens of thousands of people.

More than 600,000 Soviet civilian and military personnel were drafted from across the country as liquidators to clean-up and contain the nuclear fallout.

Over 30 plant workers and firemen died in the immediate aftermath of the accident, most from acute radiation sickness.

Over the past three decades, thousands more have succumbed to radiation-related illnesses such as cancer, although the total death toll and long-term health effects remain a subject of intense debate.

Data: 01.08.2017
Fonte: www.telesurtv.net


18/04/17

CHERNOBYL, IL VENTO E IL NORDEST




A pochi giorni dal 31° anniversario di Chernobyl, i dati in costante crescita dei tumori nel nostro nordest e nei Balcani ci obbligano a pensare. Anche perché l’uranio ci mette 4,5 miliardi di anni per dissolversi. Ma intanto il vento dell’est continua a soffiare

Chernobyl, il vento e il nordest

C’è una strada, là nell’estremo nordest italiano, che collega la splendida costiera triestina alle pianure e alle colline friulane e più oltre a quelle del Veneto. La gente del posto la chiama “Il Vallone”, perché corre come un profondo tunnel senza copertura dove si incanalano e si stringono, prendendo così ulteriore forza e velocità (effetto Venturi lo ha battezzato la fisica, lo stesso su cui si basa il funzionamento dei motori a reazione) i venti di bora. Vi si incanalarono e la percorsero – quei venti che non hanno né un’agenda di impegni da rispettare, né tantomeno bisogno di passaporto – anche qualche tempo dopo il 26 aprile 1986, data che porta con sé anche un nome terribile: Chernobyl. Sì, succedeva 31 anni fa, in quella che ai tempi si chiamava Urss. Ricordate la centrale nucleare esplosa?

Portarono da allora, sempre quei venti, il loro soffio gravido di radioattività. Nessuno ovviamente se ne accorse, perché la radioattività non ha colore o tantomeno odore. Nessuno nemmeno ci pensò, allora: né alla bora né al Vallone. “Poveretti – fu il pensiero sincero della gente di quei luoghi, così come di tutta la gente di buona volontà del resto del mondo, pensando alle vittime – ma l’Urss è lontana”.

Errore. Perché poi, a partire dai primi anni Novanta, alcune cose cambiarono, là nel nordest. Leucemie, linfomi e altre terribili forme tumorali che fino a quella data rientravano nella pur atroce “normalità” dei range epidemiologici, iniziarono a diffondersi seguendo una curva iperbolica. Al punto da costringere un ospedale importante e attrezzatissimo come quello di Udine ad aprire in tempi strettissimi un reparto dedicato di Ematologia oncologica del quale fino ad allora non c’era stata fortunatamente necessità.


Data: 09.04.2017
Fonte: www.formiche.net