Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

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04/09/12

IL PROFESSOR IGOR’ OSTRECOV: «BISOGNA LOTTARE CONTRO IL PROLUNGAMENTO DELL’UTILIZZO DEI REATTORI NUCLEARI DEL TIPO “RBMK”»



Causa della catastrofe di Cernobyl fu la cattiva struttura del reattore RBMK-1000. Contro il prolungamento dell’utilizzo nelle centrali nucleari russe di undici reattori di questo tipo bisogna lottare – ritiene il professor Igor’ Ostrecov.

Proponiamo ai lettori dei frammenti dell’intervento di Igor’ Ostrecov – professore in scienze tecniche ed ex vicedirettore dell’Istituto scientifico di ricerca per la costruzione di impianti energetici – alla discussione pubblica “L’atomo pacifico ieri e oggi” tenutasi alla Biblioteca centrale di Mosca nell’aprile 2012.

Fui a Cernobyl nel 1986-87. Ero membro della commissione del Comitato tecnico-scientifico, formata nel maggio 1986 allo scopo di fare delle ricerche sul problema della sicurezza di tutte le centrali nucleari, anche se l’attenzione principale, ovviamente, veniva data a Cernobyl. Formalmente a capo della commissione c’era Velichov, ma non si presentò mai alle riunioni. […]

Struttura difettosa del reattore


La principale conclusione della commissione fu che il reattore aveva semplicemente una struttura difettosa. La cosa venne a galla già dopo il 1975, quando alla centrale di Leningrado si ebbe un incidente con grosse fuoriuscite. In seguito a esso venne elaborato un piano di interventi, il quale però non venne interamente messo in atto.

Tutto il problema consiste nel fatto che le proprietà del grande reattore principale e quelle dei piccoli reattori-ausiliari si differenziavano a livello fisico in modo radicale. E inoltre in quella centrale c’era un sistema di controllo e di difesa del reattore del tutto scomodo e del tutto inadeguato. La zona maggiormente attiva concedeva la possibilità che si verificassero situazioni critiche locali. Non in tutto il reattore, ma a livello locale, nella parte inferiore del reattore, ad esempio. […]

Nella Conclusione noi abbiamo scritto che i colpevoli dell’avaria furono il Costruttore capo e il Direttore scientifico in quanto la struttura del reattore non soddisfaceva i requisiti di sicurezza nucleare.

Il reattore non è per niente idoneo


Il reattore saltò in aria perché le sue caratteristiche tecniche non erano per niente idonee. E tuttavia oggi sono in funzione ancora undici reattori di quel tipo… È una situazione assai complessa e sgradevole. […]

Le cause principali del cattivo stato sono due. In primo luogo la zona a grafite si trasforma in sabbia. In secondo luogo c’è uno schema idraulico assai complesso, il controllo del quale è praticamente impossibile da mantenere nella sua totalità. Per questo è effettivamente possibile di tutto.

Abbiamo fatto causa a Putin


Prevedendo questa situazione, dopo che il primo reattore della centrale nucleare di Leningrado ebbe esaurito il suo ciclo di vita previsto, abbiamo fatto causa a Putin, in quanto responsabile di prendere decisioni sul prolungamento dei termini di utilizzo per legge è il presidente della Federazione russa.

Abbiamo un’ordinanza del Tribunale supremo dove nero su bianco sta scritto che il prolungamento della funzione (dei reattori nucleari) rientra nelle funzioni esclusive del presidente della Federazione russa, e per questo il Tribunale supremo non può prendere una decisione in merito. Abbiamo presentato un reclamo al rifiuto a Strasburgo. Strasburgo ci ha risposto con un rifiuto.

Io temevo sinceramente una cosa molto semplice, uno scenario di questo genere: si trova una persona “furba” che va dall’operatore della centrale nucleare di Leningrado, gli dà un milione di dollari e il reattore salta in aria. Il vento in quel momento, mettiamo, sta soffiando verso occidente. Allora bisognerà far evacuare Helsinki e Tallinn. E addio Russia.

Ma ora se succedesse qualcosa alla centrale di Leningrado siamo per lo meno assicurati dall’Europa. Abbiamo la decisione del Tribunale di Strasburgo, da tirare fuori in caso di pretese da parte dell’Europa. Da questo punto di vista abbiamo salvaguardato la Russia.

Bisogna lottare contro il prolungamento dell’utilizzo dei reattori del tipo “RBMK”


Lottare contro il prolungamento dell’utilizzo dei reattori del tipo “RBMK” dal mio punto di vista naturalmente è indispensabile. Non vengono stanziati capitali per la dismissione dei reattori, non si capisce che cosa fare con i 1020 becquerel nei depositi di scorie radioattive. I depositi hanno delle perdite, Bellona ha raccolto una gran massa d’informazioni su questo tema.


Quello del tipo di Cernobyl è semplicemente un pessimo reattore.


Commenti


Si vogliono mettere in rilievo alcune analogie tra quello che accadde a Cernobyl e l’attuale situazione nell’industria nucleare della Russia.

1. La causa dell’incidente di Cernobyl non è stato solamente il famigerato “fattore umano”, ma i difetti nella struttura e nella costruzione del reattore.

Basta prestare ascolto all’opinione dell’Agenzia statale di controllo tecnico, secondo la quale anche oggi le disfunzioni nel funzionamento delle centrali nucleari sono «provocate da cause tanto radicate quali i difetti di controllo, i difetti nell’organizzazione dell’utilizzo, i difetti di fabbricazione nonché i difetti strutturali».

Se i difetti di controllo e di organizzazione dell’utilizzo almeno in teoria si possono eliminare, dei difetti strutturali dei reattori in funzione e di quelli in costruzione è impossibile liberarsene per principio.

2. I reattori RBMK-1000, che Rosatom continua a far funzionare nelle centrali nucleari di Leningrado, Kursk e Smolensk, rappresentano a tutt’oggi una minaccia. Bisogna esigere la loro più urgente dismissione.

3. Il progetto di Rosatom di prolungare, oltre il periodo di vita per cui erano stati progettati, l’attività di sette reattori RBMK-1000 rappresenta un pericoloso esperimento che potrebbe portare a una seconda Cernobyl.

4. La fondatezza sulla «sicurezza» dei nuovi reattori VVER-1200 (per i progetti AES-2006) e VVER-TOI è argomentata in modo non corretto. Parimenti al caso del reattore RBMK-1000 di Cernobyl, l’aumento del 20%, rispetto agli VVER-1000 oggi in funzione, della potenza e delle dimensioni della sua zona attiva può modificare radicalmente le proprietà del reattore e creare la possibilità di una distribuzione irregolare della potenza, del verificarsi di “situazioni critiche locali” e d’innescare un incidente di grossa portata.

5. Anche se le decisioni del Tribunale di Strasburgo evitassero alla Russia di dover pagare i risarcimenti alle vittime di un possibile incidente e dell’evacuazione di Tallinn e di Helsinki, comunque un incidente a uno dei vecchi e pericolosi reattori RBMK-1000 delle centrali di Smolensk, Kursk o Leningrado potrebbe dare luogo a una catastrofe e all’evacuazione di San Pietroburgo, Smolensk o Kursk. Finché sarà in funzione anche uno solo dei reattori RBMK-100 non ci sono garanzie che non si possa ripetere una catastrofe come quella di Cernobyl.

Data: 23.04.2012
Fonte: www.bellona.ru
Autore: Andrej Ožarovskij
Traduzione: S.F.


Link al file PDF dell'articolo:
Il professor Igor' Ostrecov: bisogna lottare contro il prolungamento dell’utilizzo dei reattori nucleari del tipo “RBMK”

Link all'articolo originale:
Профессор Игорь Острецов: надо бороться с продолжением эксплуатации энергоблоков АЭС с РБМК


04/05/12

A 26 ANNI DALLA CATASTROFE DI CERNOBYL IN RUSSIA FUNZIONANO ANCORA 11 REATTORI RBMK

Son trascorsi 26 anni dalla più grande catastrofe tecnologica nella storia dell’umanità, l’incidente alla centrale nucleare di Cernobyl. In Russia a tutt’oggi funzionano 11 reattori nucleari del tipo RBMK analoghi a quello che esplose a Cernobyl. 
Alcuni di essi hanno già esaurito il loro periodo d’utilizzo previsto e tuttavia non sono ancora stati messi fuori servizio. I reattori del tipo “cernobyliano” funzionano attualmente nelle centrali nucleari di Leningrad, Kursk e Smolensk. Il totale degli abitanti delle tre regioni è di circa 9 milioni – in caso di un incidente nucleare di grossa portata queste persone sarebbero sottoposte ad altissimo rischio. 

Perfino la corporazione statale Rosatom riconosce la pericolosità dei reattori del tipo “cernobyliano”. Il 1° marzo 2012 è stato annunciato che il quinto reattore RBMK della centrale nucleare di Kursk, che si trovava in fase di costruzione per più del 90%, non sarebbe più stato portato a termine. Come motivo fu addetta la somiglianza con i reattori di Fukushima, fatto che in ogni modo riporta ai problemi di sicurezza. E nondimeno gli 11 reattori RBMK ancora funzionanti non sono stati finora messi fuori servizio. 

I reattori nucleari del tipo di Cernobyl è indispensabile spegnerli con urgenza, il loro ulteriore utilizzo è un esperimento assai pericoloso. I significativi difetti di costruzione dei reattori RBMK, inclusi l’assenza di un involucro di protezione e l’invecchiamento della zona attiva, con il passare degli anni aumentano la probabilità di una ripetizione di Cernobyl in Russia. Altri due paesi in cui funzionavano analoghi reattori – la Lituania e l’Ucraina – li hanno fermati da tempo.

Riguardo alla pericolosità dei reattori del tipo di Cernobyl di tanto in tanto si esprimono anche gli esperti nucleari. Secondo l’ex vicedirettore dell’Istituto scientifico di ricerca di costruzione nucleare Igor Ostrecov nei reattori RBMK «è estremamente mal riuscito il sistema di controllo e di protezione del reattore. L’estesa zona attiva ammetteva la possibilità di svilupparsi di situazioni critiche locali». 

Le conseguenze dell’incidente del 1986 finora non sono state superate. E non si tratta solo della zona d’interdizione intorno alla stessa centrale di Cernobyl, ma anche della contaminazione su vasta scala in Bielorussia, Russia e Ucraina presente a tutt’oggi. Va anche considerato che solamente il 40% delle radiazioni di Cernobyl si posò sul territorio dell’ex URSS, il resto si spostò in direzione dell’Europa. Nella regione di Brjansk ancora oggi ci sono estesi territori in cui il livello delle radiazioni è troppo alto perché vi possa vivere la gente. E in Germania non si può ancora cacciare la selvaggina in quelle zone dove vennero registrati depositi radioattivi. Il numero complessivo delle vittime, secondo i dati di diversi esperti, va da 1 a 2 milioni di persone, mentre il danno economico è quantificabile in 600-800 miliardi di dollari. In Bielorussia per il superamento delle conseguenze ancor oggi vengono spesi ingenti risorse del bilancio statale.

Per il 26 aprile 2012 le organizzazioni ecologiche hanno previsto una serie di iniziative di protesta contro l’ulteriore utilizzo dei reattori del tipo di Cernobyl e la costruzioni di nuove centrali nucleari in diverse città della Russia tra cui Mosca, Murom, Nižnyj Novgorod, Murmansk, Kazan’, Kostroma ecc. Parallelamente con l’iniziativa di Murmansk, gli ecologi organizzano una protesta anche a Oslo allo scopo di attirare l’attenzione sulla pericolosità dello sfruttamento dei reattori senza involucro di protezione alla centrale nucleare di Kola. 

Data: 26.04.2012 
Fonte: www.bellona.ru 
Autore: Vladimir Slivjak 
Traduzione: S.F.