Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

31/12/13

ALLA CENTRALE NUCLEARE DI KALININ IL TRIZIO VIENE POMPATO SOTTO TERRA


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Alla centrale nucleare di Kalinin, in Russia, ha luogo il pompaggio nelle falde acquifere sotterranee delle acque di scarico contenenti trizio radioattivo. Il risultato di quest'opera è già evidente nell'abbassamento della concentrazione di trizio nei laghi Pes'vo e Udomlja, ma in futuro l'acqua al trizio potrebbe andare a finire nelle derivazioni dell'acqua potabile.

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Data: 12.12.2013
Fonte: www.bellona.ru
Due anni dopo, sono ancora in attesa di una sistemazione adeguata e di un risarcimento. Vivono in casupole da poco più di 30 metri quadri e aspettano che le promesse del Governo diventino realtà. Se mai lo diventeranno. Non si sta parlando dell’Italia dei dissesti e dei terremoti, delle inefficienze e delle promesse mancate: la denuncia arriva infatti dal Giappone, preso spesso come esempio di funzionalità e ottimizzazione dei servizi e che invece si trova oggi ad affrontare l’onda a lungo termine degli effetti del terremoto e dello tsunami che nel marzo 2011 hanno devastato il Paese, costringendo centinaia di migliaia di persone all’evacuazione e riproponendo il rischio di un disastro nucleare. - See more at: http://www.dirittodicritica.com/2013/12/13/fukushima-profughi-nucleare-58937/#sthash.KewmCNdw.dpuf

Due anni dopo, sono ancora in attesa di una sistemazione adeguata e di un risarcimento. Vivono in casupole da poco più di 30 metri quadri e aspettano che le promesse del Governo diventino realtà. Se mai lo diventeranno. Non si sta parlando dell’Italia dei dissesti e dei terremoti, delle inefficienze e delle promesse mancate: la denuncia arriva infatti dal Giappone, preso spesso come esempio di funzionalità e ottimizzazione dei servizi e che invece si trova oggi ad affrontare l’onda a lungo termine degli effetti del terremoto e dello tsunami che nel marzo 2011 hanno devastato il Paese, costringendo centinaia di migliaia di persone all’evacuazione e riproponendo il rischio di un disastro nucleare. - See more at: http://www.dirittodicritica.com/2013/12/13/fukushima-profughi-nucleare-58937/#sthash.KewmCNdw.dpuf
Due anni dopo, centinaia di migliaia di evacuati sono ancora in attesa di risposte dal Governo e di risarcimenti dalla TEPCO - See more at: http://www.dirittodicritica.com/2013/12/13/fukushima-profughi-nucleare-58937/#sthash.KewmCNdw.dpuf
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Due anni dopo, sono ancora in attesa di una sistemazione adeguata e di un risarcimento. Vivono in casupole da poco più di 30 metri quadri e aspettano che le promesse del Governo diventino realtà. Se mai lo diventeranno. Non si sta parlando dell’Italia dei dissesti e dei terremoti, delle inefficienze e delle promesse mancate: la denuncia arriva infatti dal Giappone, preso spesso come esempio di funzionalità e ottimizzazione dei servizi e che invece si trova oggi ad affrontare l’onda a lungo termine degli effetti del terremoto e dello tsunami che nel marzo 2011 hanno devastato il Paese, costringendo centinaia di migliaia di persone all’evacuazione e riproponendo il rischio di un disastro nucleare. - See more at: http://www.dirittodicritica.com/2013/12/13/fukushima-profughi-nucleare-58937/#sthash.KewmCNdw.dpuf
Due anni dopo, sono ancora in attesa di una sistemazione adeguata e di un risarcimento. Vivono in casupole da poco più di 30 metri quadri e aspettano che le promesse del Governo diventino realtà. Se mai lo diventeranno. Non si sta parlando dell’Italia dei dissesti e dei terremoti, delle inefficienze e delle promesse mancate: la denuncia arriva infatti dal Giappone, preso spesso come esempio di funzionalità e ottimizzazione dei servizi e che invece si trova oggi ad affrontare l’onda a lungo termine degli effetti del terremoto e dello tsunami che nel marzo 2011 hanno devastato il Paese, costringendo centinaia di migliaia di persone all’evacuazione e riproponendo il rischio di un disastro nucleare.
A distanza di due anni, la speranza di poter fare ritorno alle proprie case o di ottenere migliori condizioni di vita rimane un miraggio per molti evacuati dalle aree contaminate . A documentarlo è il giornalista della RT Aleksey Yaroshevsky, che raccolto le testimonianze degli sfollati, alloggiati in minuscole casupole da 30 metri quadri a Koriyama, e rilevato come alla speranza di poter tornare alla propria vita precedente è seguita la disillusione: «Quando lo tsunami ha colpito – ha raccontato uno di loro alla RT – ci è stato detto di portare con noi solo le cose strettamente necessarie e di scappare. Hanno detto che sarebbe stata solo una questione di due, tre giorni. Ora, vivendo in questa gabbia di casa, tornare nella nostra abitazione è un sogno che sappiamo non diventerà realtà. Siamo stati riempiti di promesse per una casa più grande, ma fino ad ora questo sono state: promesse».
- See more at: http://www.dirittodicritica.com/2013/12/13/fukushima-profughi-nucleare-58937/#sthash.KewmCNdw.dpuf
Due anni dopo, sono ancora in attesa di una sistemazione adeguata e di un risarcimento. Vivono in casupole da poco più di 30 metri quadri e aspettano che le promesse del Governo diventino realtà. Se mai lo diventeranno. Non si sta parlando dell’Italia dei dissesti e dei terremoti, delle inefficienze e delle promesse mancate: la denuncia arriva infatti dal Giappone, preso spesso come esempio di funzionalità e ottimizzazione dei servizi e che invece si trova oggi ad affrontare l’onda a lungo termine degli effetti del terremoto e dello tsunami che nel marzo 2011 hanno devastato il Paese, costringendo centinaia di migliaia di persone all’evacuazione e riproponendo il rischio di un disastro nucleare.
A distanza di due anni, la speranza di poter fare ritorno alle proprie case o di ottenere migliori condizioni di vita rimane un miraggio per molti evacuati dalle aree contaminate . A documentarlo è il giornalista della RT Aleksey Yaroshevsky, che raccolto le testimonianze degli sfollati, alloggiati in minuscole casupole da 30 metri quadri a Koriyama, e rilevato come alla speranza di poter tornare alla propria vita precedente è seguita la disillusione: «Quando lo tsunami ha colpito – ha raccontato uno di loro alla RT – ci è stato detto di portare con noi solo le cose strettamente necessarie e di scappare. Hanno detto che sarebbe stata solo una questione di due, tre giorni. Ora, vivendo in questa gabbia di casa, tornare nella nostra abitazione è un sogno che sappiamo non diventerà realtà. Siamo stati riempiti di promesse per una casa più grande, ma fino ad ora questo sono state: promesse».
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PRODOTTI IMPORTATI DA ZONE RADIOATTIVE: SERVONO PIU' CONTROLLI

Prodotti importati da zone radioattive: servono piu’ controlli

L’arrivo in Italia di prodotti contaminati dalle radiazioni nucleari (pellet, frutti di bosco, funghi, legno, ecc.) riapre anche nella nostra Penisola la questione dei limiti di radionuclidi consentiti per l’importazione di prodotti alimentari. “Chiediamo con forza – afferma Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale Legambiente - maggiori e migliori controlli sui prodotti agroalimentari importati in Italia da zone contaminate radio attivamente, come ad esempio quelle limitrofe a Chernobyl o Fukushima. I paesi colpiti dal disastro di Chernobyl, o quello di Fukushima, hanno posto sui prodotti agroalimentari contaminati limiti più restrittivi rispetto a quelli europei con la conseguenza che i prodotti alimentari che non possono più essere commercializzati sono, invece, legittimamente importati dai paesi dell'Unione Europea e venduti all'interno dell'Europa. Il Parlamento italiano e la Commissione Europea attui provvedimenti specifici per rivedere e abbassare i limiti di radioattività consentita per tutelare così consumatori, italiani ed europei, rispetto al rischio di alimentarsi nella dieta quotidiana con prodotti che altri paesi considerano radioattivi”.




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Data: 15.12.2013
Fonte:
www.ecoseven.net

LA MONGOLIA RISCHIA DI DIVENTARE LA PATTUMIERA NUCLEARE DEL MONDO


 

Ryoko Imaoka, professoressa associata di Studi mongoli all'università di Osaka, ha deciso di vivere con i nomadi della Mongolia e di chiedere il loro aiuto per preparare un documento che provi quanto sia estesa la contaminazione radioattiva nella nazione asiatica. Dove oggi nascono agnelli con due teste e cammelli ciechi.

Ulaanbaatar (AsiaNews) - Una ricercatrice giapponese ha deciso di vivere con i nomadi della Mongolia e di chiedere il loro aiuto per preparare un documento che provi quanto sia estesa la contaminazione radioattiva nella nazione asiatica senza sbocchi sul mare. Ryoko Imaoka, professoressa associata di Studi mongoli all'università di Osaka, ha fornito ai nomadi delle steppe mongole delle videocamere per documentare la frequenza delle nascite di animali deformi, che sembrano essere in aumento in modo particolare nei pressi delle miniere di uranio.

La professoressa Imaoka, 51 anni, spiega all'Asahi Shimbun: "Con la rapida transizione verso un'economia di mercato in corso nel Paese, l'inquinamento ambientale sta diventando un problema molto serio. Quando mangia un animale, un mongolo non spreca neanche una goccia di sangue. Fa parte della loro cultura. E portare scorie nucleari nel Paese finirà per devastare la popolazione locale".

Tre anni fa, una compagnia franco-mongola ha iniziato delle trivellazioni sperimentali nella parte meridionale del Paese in cerca di uranio. Poco dopo queste operazioni, hanno iniziato a verificarsi delle deformità nel bestiame vivo e delle mutazioni in quello neonato. Anche se la correlazione fra scavi e deformità deve ancora essere provata, i rapporti dall'area colpita parlano di agnelli a due teste e cammelli ciechi. Frequenti anche ulcere della pelle e malattie del sangue.

Nonostante questa situazione, Giappone e Stati Uniti stanno vagliando la possibilità di scaricare proprio in Mongolia le proprie scorie nucleari. La miniera abbandonata nei pressi di Mardai, nel nord-est, è una delle zone sotto osservazione: qui si trovano anche le scorie radioattive lasciate dai sovietici dopo gli scavi e gli studi nucleari condotti nella zona ai tempi della Guerra Fredda.

La Società di Studi mongoli, di cui la professoressa Imaoka fa parte, ha pubblicato la scorsa estate un ampio studio sulla questione nucleare. Inoltre, la docente sta traducendo un manuale giapponese in mongolo: il testo spiega come difendere i bambini dall'esposizione al nucleare.

Imaoka è nata a Sakai, nella Prefettura di Osaka. Quando era alle medie, un programma televisivo sulla vita di Gengis Khan catturò il suo interesse, poi esteso alla Mongolia. Entrata all'università ha scelto di studiare il mongolo mentre si specializzava in topografia. Avendo visitato ogni anno negli ultimi due decenni il deserto del Gobi, ha testimoniato come sia cambiato lo stile di vita dei nomadi.

Suo marito, mongolo, fa il meccanico. La docente racconta che a volte, attraversando il deserto, egli usa lo sterco del bestiame per produrre carburante: "I mongoli sono così, ritengono il ciclo della natura un valore. Mi hanno fatto capire che ognuno di noi è responsabile di quello che lo circonda. Non voglio vedere questa nazione diventare la pattumiera nucleare del mondo".  

Data: 20.12.2013
Fonte: www.progettohumus.it

L'URANIO IMPOVERITO DEI POLIGONI PROVOCA IL CANCRO


Lo ha comunicato l’agenzia Iarc di Lione all’Oms. Ora le inchieste sarde potrebbero ribaltarsi


La pericolosità dell’uranio impoverito potrebbe essere definitivamente provata dai risultati di uno studio dell’International Agency Research CancerL’agenzia di Lione Iarc, specializzata nella ricerca scientifica sul cancro, ha comunicato all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) i risultati emersi durante le analisi su polveri sottili e nanoparticelle. «L’aria che respiriamo è inquinata con una miscela di sostanze cancerogene», ha spiegato Kurt Straif, dirigente dello Iarc. «Ora sappiamo che l’inquinamento dell’aria esterna non è solo un grave rischio per la salute in generale, ma anche una causa ambientale di decessi per cancro», ha sottolineato lo studioso. 

Dati in grado di smentire definitivamente la strategia adottata dal ministero della Difesa italiano e dai suoi consulenti sulle conseguenze delle esercitazioni nei poligoni militari. Generali e periti si erano infatti sempre trincerati dietro la mancanza di evidenze scientifiche. Il legame tra l’esposizione all’uranio e lo sviluppo di determinate neoplasie non poteva essere stabilito con la necessaria certezza. Formula con cui per anni si sono motivati i provvedimenti che negavano un risarcimento o non riconoscevano la “causa di servizio” a chi si era visto diagnosticare linfomi o altri tumori rari dopo aver prestato servizio nell’esercito.


Data: 18.12.2013
Fonte: www.linkiesta.it

FRANCIA, DERAGLIA TRENO CON A BORDO SCORIE RADIOATTIVE

Francia, deraglia treno con a bordo scorie radioattive

Grande spavento in Francia dopo che un treno merci con a bordo scorie radioattive è deragliato nel deposito di Drancy, tre chilometri a nord est di Parigi.

Fortunatamente nessuna perdita, assicurano i responsabili del gigante dell’energia nucleare Areva, ma il partito dei Verdi ha reagito chiedendo la fine del trasporto di scorie attraverso le aree urbane.


Data: 24.12.2013
Fonte: www.euronews.com

E' STATA CREATA LA "CAMERA DELL'ECOLOGIA" DELLA RUSSIA


Su iniziativa del movimento ecologico panrusso "Zeljonyj vek" (il secolo verde) e del giornale Green City è stata creata una nuova piattaforma pubblica, la Camera dell'Ecologia della Russia.
 
Essa svolgerà funzioni di "tavola rotonda" permanente di ecologi russi e stranieri, di perizie pubbliche indipendenti per progetti ambientali e situazioni di conflitto tramite la discussione e il contributo di esperti, e porrà la questione dell'unione delle organizzazioni ecologiche panrusse e regionali, dei rappresentanti del business a orientamemnto ecologico e dei mass-media "verdi" nell'ambito di un'unica piattaforma di discussione.

Data:
14.11.2013
Fonte: www.ecochamber.ru

Traduzione: S.F.

70 MILITARI US NAVY DENUNCIANO TEPCO DOPO ESSERSI AMMALATI DI CANCRO A FUKUSHIMA

70 militari Us Navy deunciano TEPCO dopo essersi ammalati di cancro a Fukushima

 

Hanno deciso di denunciare TEPCO dopo aver contratti il cancro alla tiroide, leucemia e tunore al cervello, causato dall’esposizione alle radiazioni di Fukushima per 4 giorni secondo stime in dosi 300 volt superiori alla norma. I militari erano a bordo della portaerei Ronald Reagan e avevano risposto alle richieste di aiuto dopo l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi l’11 marzo del 2011 a seguito del terremoto e dello tsunami.

La causa dell’insorgere delle malattie tumorali è dovuto, secondo i miltari alla contaminazione dell’acqua, usata per bere, cucinare e lavarsi.

La portaerei di classe Nimitz sebbene dotata di rilevatore di radiazioni sarebbe rimasta esposta a causa dell’impossibilità di attivare per tempo gli strumenti necessari a mettere in allerta i militari. La portaerei è rimasta in mare per circa due mesi e mezzo dopo aver subito la contaminazione a Fukushima poiché né la Corea e né lo stesso Giappone hanno acconsentito all’attracco nei loro porti. 


Data: 29.12.2013
Fonte: www.ecoblog.it

 

FUKUSHIMA, I SENZATETTO RECLUTATI PER PULIRE I RIFIUTI RADIOATTIVI


C'è un signore che si aggira per la stazione ferroviaria di Sendai, in Giappone. Si avvicina ai senzatetto e offre loro lavoro in cambio di una paga. Non si tratta di un operatore sociale, ma di un "contractor". Si chiama Seiji Sasa e come lui ce ne sono tanti che bazzicano vicino a questa stazione. Il lavoro che offrono ai clochard non è dei più edificanti né tanto meno dei più sicuri: ripulire Fukushima dai rifiuti radioattivi. 

La paga giornaliera per lavorare nella zona colpita dal disastro nucleare quasi tre anni fa può arrivare anche a 90 dollari. Scalati i soldi per vitto e alloggio, però, ai senzatetto resta ben poco in tasca. Se si mettono in conto anche gli altissimi rischi per la salute, si capisce che per i clochard non si tratta di una possibilità di riscatto sociale, tutt'altro.


Data: 30.12.2013
Fonte: www.huffingtonpost.it

17/12/13

RICORDI DI NOVOKEMP DI ANTON KUŠNIN




Anton Kushnin

13 anni
villaggio di Dobrodeevka


Risanamento a Novokemp
turno "informatico" - agosto 2013









Quando siamo arrivati al campo, abbiamo dovuto passare alcune prove. Poi siamo andati alla Casetta medica per la visita. Dopodiché ci siamo avviati per il vialetto a cercare il numero indicato della semejka e siamo finiti nella n. 4. Quando siamo entrati nella semejka, ci hanno mostrato la nostra camera. C’erano tre letti a castello. Abbiamo occupato i nostri letti e siamo usciti fuori. Con l’aiuto di alcuni giochi abbiamo fatto la conoscenza con tutti, accompagnatori compresi. Poi siamo andati in mensa, e poi c’è stata “l’ora del silenzio” che però chissà perché è durata non un’ora ma due. Dopo l’ora del silenzio, siamo andati all’alzabandiera. In questo sanatorio non ci sono procedure, ma è un bene. Non mi piacciono.

Nei vari giochi bisognava correre oltre misura. In particolare mi sono piaciuti due giochi. La “Febbre da pigne”, nel quale si raccolgono pigne bianche. La semejka che raccoglie più pigne vince. Il “business-gioco” 1 e 2. Nel primo, per ogni compito portato a termine ricevi un biglietto da 3 kempik. E nel secondo gioco li spendi, comprando dei souvenir, del cibo ecc. Alla fine tutta la semejka fa una colletta e compra qualcosa.

Tutte le mattine c’è la ginnastica, poi ci si lava, si va in mensa, dopo ci sono i “circoli”, poi la mensa, l’ora del silenzio e i giochi.

Inoltre mi è piaciuto frequentare gli italiani. Erano buoni e a posto. Con tutti ci si dava del “tu” e non del “voi”… C’erano le discoteche, dove ci si divertiva molto. Mi sono piaciute anche le canoe. Questo campo mi è piaciuto moltissimo. Spero di tornare anche l’anno prossimo al 4° turno.

Il miglior campo è Novokemp!

TEMA SU COME HO PASSATO LE VACANZE A NOVOKEMP NELL’ESTATE 2013


Michail Pesenko

16 anni
villaggio di Dobrodeevka


Risanamento a Novokemp
turno "informatico" - agosto 2013





 
 
 
TEMA SU COME HO PASSATO LE VACANZE A NOVOKEMP
NELL’ESTATE 2013. TURNO INFORMATICO

Novokemp è il miglior campo dove io sia mai stato. In molti sanatori non ci sono le cose che ci sono a Novokemp. Là ci lavorano educatori bravi e premurosi, un ottimo DJ che a ogni discoteca s’inventa giochi sempre nuovi. Io ho avuto degli educatori bravissimi. Una, Margarita Loseva, era la mia preferita nella semejka. Aleksandra Romančenko invece non era tanto brava, ma noi le volevamo bene e la rispettavamo lo stesso. Avevamo poi dei bravissimi insegnanti di ginnastica: Gennadij, Dmitrij e Sergej, i quali venivano sempre a svegliare tutta la nostra camera per la ginnastica mattutina. Inoltre ho fatto amicizia con Ženja, il quale teneva il corso di web-design. Era molto buono e premuroso e gli piaceva sempre scherzare; era sempre molto divertente e ci rallegrava molto. Vorrei raccontare anche di Tat’jana, la responsabile del corso di grafica al computer. Anche lei era buona e premurosa e sapeva comunicare bene con i bambini.

E poi vorrei raccontare dell’infermiera Irina, la quale chiedeva sempre a tutti i bambini se stessero bene. Finisco qui il mio racconto sul campo di Novokemp. Mi piacerebbe tornarci un’altra volta.

TEMA SUGLI STUDENTI ITALIANI A NOVOKEMP

Gli studenti italiani Tat’jana, Sara, Seržo e Fobijana erano molto divertenti e ci rallegravano sempre. Il primo giorno ci hanno allietato con la scenetta di Cappuccetto Rosso. Seržo faceva il lupo e Tat’jana Cappuccetto Rosso. Mi è piaciuta molto, era divertentissima. Anche Fabijana era molto divertente, sapeva fare facce buffe, in generale faceva molto ridere. Il primo giorno, quando siamo arrivati, ci hanno mostrato uno spettacolo dedicato a Novokemp da parte degli italiani. Mi sono piaciuti molto. Vorrei che quando ritornerò ancora a Novokemp ci fossero di nuovo anche loro. Perché ci rallegravano sempre con le loro facce allegre.

COME HO TRASCORSO L’ESTATE A NOVOKEMP


Nikolaj Pesenko

13 anni
villaggio di Dobrodeevka

Risanamento a Novokemp
turno "informatico" - agosto 2013 









È stato bellissimo quando sono arrivato a Novokemp, infatti c’era scritto «salutiamo i geni del computer!». Mi è toccato passare attraverso alcune prove. La prima – bisognava andare su una carrozzella a pedali, la seconda – lanciare una tastiera, la terza – andare alla casetta medica e consegnare i documenti. Dopodiché ci hanno condotto dai nostri educatori. Se ne stavano seduti nel vialetto centrale su delle sedie dietro a dei tavolini rossi. Poi il nostro educatore Sanëk ci ha portato alla nostra semejka (“famigliola”, è il nome dato alle casette a Novokemp). La nostra semejka era super, ci stava un enorme tavolo con le panche, e così siamo entrati nella semejka 4, nella stanza n. 3, la nostra. In ogni stanza c’erano letti a castello. Abbiamo buttato le nostre cose e siamo usciti fuori. Il nostro educatore Sanëk ci ha fatto fare un breve giro per Novokemp. Poi siamo andati a giocare a un gioco interessante, che si chiama “Indovina come ti chiami”.

Giorno 1. Arrivo. Alzabandiera, giochi, riunione serale con candela
Giorno 2. Discoteca, conoscenza, serata educatori
Giorno 3. Il bellissimo “business-gioco”, la cui sostanza era correre a prendere dei biglietti, poi “virus.ru”: in questo gioco i virus contaminano tutti gli educatori e noi dobbiamo salvarli.
Giorno 4. Capodanno. È stato super!
Giorno 5. Gli indiani. Gioco.
Giorno 6. Videoclip divertenti della semejka 4.
Giorno 7. Navigazione con le canoe.
Giorno 8. Gioco “Quattrocchi”: bisognava fabbricarsi degli occhiali di carta.
Giorno 9. Giochi a carte a scelta.
Giorno 10. Scambio di lettere con le ragazze di fronte a noi.
Giorno 11. Alle 4 del mattino facciamo casino dalle bambine.
Giorno 12. Raccolta di tappi. Saltare su un pallone di gomma con le orecchie.
Giorno 13. Super discoteca!
Giorno 14. Bagno nelle piscine.
Giorno 15. Giochi al computer in Internet.
Giorno 16. Attività ok.
Giorno 17. Ragazzi ok.
Giorno 18. Educatori ok.
Giorno 19. Esibizione degli educatori.
Giorno 20. Di nuovo navigazione con le canoe.
Giorno 21. Riunione finale con candela. Discoteca daddio. Abbassa bandiera. Saluti a educatori e amici.
Giorno 22. Partenza. È stato buffo quando se ne sono andati via tutti e siamo rimasti solo noi. Abbiamo addirittura fatto in tempo a pranzare, e poi siamo partiti.

Quando c’è stato il penultimo giorno, mi sono congedato dal mio educatore Sanëk, ho pianto e ho promesso che sarei tornato l’anno prossimo. E abbiamo declamato questo slogan di Novokemp:

Я люблю Новокемп
Novokemp ti amo
Я люблю Новокемп
Novokemp I love you
Arrivederci a Novokemp!

ALINA - RELAZIONE NOVOKEMP 2013 (TURNO LUGLIO)



Stage volontariato a Novokemp 2013 – turno d’integrazione
di Alina Ciucanu

L'estate scorsa, per il secondo anno consecutivo, il circolo Il brutto anatroccolo e l’ONG russa Radimici hanno reso possibile uno scambio culturale per studenti di russo dell’università statale di Milano nel campo estivo Novokemp, dove da molti anni bambini tra i 6 e i 16 anni della regione di Brjansk possono trascorre tre settimane di vacanza.

Divisi in due gruppi, uno a luglio/agosto e l'altro ad agosto, Silvia, Giorgia, Claudia e io siamo partite il 16 luglio da Milano per un viaggio alquanto lungo per raggiungere il campo dove abbiamo partecipato come volontarie.

La prima tappa è stata Kiev, dove abbiamo trascorso il pomeriggio e la sera, prima di salire sul treno della mezzanotte verso Brjansk, capoluogo dell'omonima regione al confine con l’Ucraina e la Bielorussia – le zone più colpite dal disastro nucleare del ’86. Così, dopo la notte sul treno, siamo arrivate a Brjansk giusto in tempo per prendere l'elektrichka, il treno fino a Unecha, alla cui stazione ci hanno accolto calorosamente Olja, la nostra tutor per l’intero periodo a Novokemp, e Sasha, il direttore del campo.

Nel nostro turno, chiamato di integrazione per il fatto di ospitare anche alcuni bambini non udenti e orfani, abbiamo giocato, fatto lezioni, cantato e ballato e svolto tante altre attività insieme ai bambini. Assistite soprattutto all’inizio da Olja, partecipavamo con gli altri volontari alla preparazione e conduzione dei giochi, che si svolgevano la mattina o il pomeriggio dopo l'ora della siesta (il tichij chas). Inserite nel corpo degli animatori, ci siamo fatte conoscere dai bambini, che erano incuriositi fortemente dalla presenza di ragazze straniere – è assai raro vedere stranieri nella provincia russa. Con nostro piacere molti, una volta imparati i saluti, ci salutavano sempre in italiano.


In occasione della cerimonia di apertura del terzo turno, la bandiera italiana, che avevamo portato in dono al campo, è stata issata insieme alla bandiera russa e a quella tedesca della associazione Pro-Ost, che già collabora con Radimici da molto tempo.

Dalla seconda settimana, tra i vari corsi che i ragazzi potevano frequentare al mattino, noi ci siamo occupate delle lezioni di lingua italiana, che hanno avuto un buon numero di studenti e soprattutto un gruppo di fedelissimi sempre più interessati a conoscere l’italiano. Durante il corso, oltre a insegnare alcune regole grammaticali di base, i numeri, i colori e i vocaboli più richiesti, abbiamo preparato insieme ai ragazzi un numero canoro per lo spettacolo del “giorno dei genitori”. Durante le prove i bambini hanno imparato il testo di un classico italiano, Felicità di Albano e Romina, che ebbe successo anche in Russia, come ci raccontavano, un po’ nostalgicamente, alcuni genitori. La seconda parte del corso, invece, l’abbiamo dedicata ad attività di gioco usando le parole italiane che i bambini avevano imparato, e ad altri giochi che essi stessi ci proponevano.

I pomeriggi generalmente erano impiegati in giochi che coinvolgevano tutti i bambini, mentre nei diversi giorni a tema preparavamo i costumi, i balletti o le canzoni che sarebbero stati messi in scena la sera. In particolare, un giorno a tema è stato dedicato all’Italia, durante il quale noi ragazze abbiamo avuto un ruolo guida nell’illustrare alcuni aspetti della cultura, della storia e della geografia italiana, unendo intento sia didattico che ludico. I bambini hanno imparato i nomi di alcune città italiane, i simboli dello stato italiano, i giochi, l’arte e la cucina. La sera, invece, abbiamo festeggiato il “Carnevale Veneziano”, durante il quale tutti si sono presentati in maschera e recitato i pezzi che avevano preparato.

Uno dei fattori che mi ha colpito positivamente di Novokemp è stata l’attenzione costante all’educazione dei bambini e al loro relazionarsi, testimoniato anche dalle riunioni serali, durante le quali si portavano all luce gli aspetti positivi o meno della giornata appena trascorsa, con senso di responsabilità sia degli educatori che dei giovani animatori. Per ognuno dei 7 gruppi in cui i bambini erano divisi vi erano due volontari che rispondevano del gruppo. Molti di questi animatori avevano a loro volta soggiornato da piccoli nel campo, e quindi erano preparati per l’incarico; così come erano preparati e competenti i coordinatori, i quali avevano fatto studi pedagogici. Durante le riunioni, anche noi eravamo invitate a esprimere le nostre impressioni della giornata. Un aspetto positivo che abbiamo notato è stato l’impegno a educare i bambini e i ragazzi a tenere in ordine e a pulire non soltanto le loro stanze, ma anche il campo, facendone anche un’attività di gioco in un paio di occasioni.  

Molto interessante è stata la visita guidata a Novozybkov al centro di Radimici, l’associazione che organizza Novokemp, per l’impegno che dimostra nel portare avanti così tanti progetti diversi, seppure i fondi siano insufficienti. Da un lato c’è il club informatico, che serve anche ad adulti o anziani che vogliono imparare a usare il PC per comunicare con figli o nipoti che studiano lontano da casa. Lo stesso centro offre un importante servizio di doposcuola per i ragazzi di Novozybkov. Inoltre ha una parte di clinica di osteopatia, ed è un importante centro di raccolta di informazioni su Cernobyl e su Fukushima. In aggiunta, per far fronte alla mancanza di scuole per ragazzi disabili, ha alcune aule dove una volta a settimana, il venerdì (la mancanza di fondi ha fatto sì che il numero di giorni venisse diminuito a uno), questi ragazzi sono seguiti da un insegnante.

Infine per quanto riguarda la nostra permanenza nel campo estivo, i bambini hanno reagito positivamente, ed è stato per entrambe le parti un momento di arricchimento culturale, linguistico e soprattutto umano. Personalmente ho molto apprezzato di poter relazionarmi con persone del posto, fatto che ha inevitabilmente migliorato la mia competenza nel russo, soprattutto per quanto riguarda l’ascolto. Le relazioni create con gli educatori e gli altri volontari sono state positive e di proficua collaborazione. Ci resta un profondo senso di gratitudine per tutto il personale e i volontari, che hanno dimostrato grande ospitalità e gentilezza nei nostri confronti. Ci auguriamo che l’esperienza che abbiamo acquisito questo anno, avendo conosciuto l’organizzazione, i tipi di attività e di giochi, ci permetta di dare un apporto ancora maggiore a Novokemp durante un prossimo scambio.