Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

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16/10/17

CINGHIALI RADIOATTIVI, 31 ANNI DOPO CHERNOBYL


Cinghiali radioattivi, 31 anni dopo Chernobyl

Nella Repubblica Ceca, quasi la metà degli esemplari selvatici presenta livelli di contaminazione non sicuri per il consumo: è colpa di un fungo che assorbe alti livelli di cesio-137
 
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A oltre tre decenni dall'incidente nucleare di Chernobyl, le radiazioni sono entrate in una porzione inaspettata della catena alimentare, a quasi 1.600 km dalla città industriale ucraina. Secondo quanto riportato dalla Reuters, i cinghiali selvatici delle montagne della Repubblica Ceca sarebbero nella metà dei casi radioattivi, a causa di un fungo di cui si nutrono, serbatoio di scorie.

Dal suolo all'uomo. Le rigide condizioni meteo starebbero forzando gli animali a nutrirsi di falsi tartufi, funghi che trovano sotto la neve e che assorbono livelli particolarmente alti di cesio-137, un isotopo radioattivo sottoprodotto della fissione nucleare. Il fungo è diffuso sulle montagne della Selva Boema, in una regione condivisa da Repubblica Ceca, Austria e Germania. Di conseguenza, la carne dei cinghiali è radioattiva, in un Paese dove questo ingrediente finisce molto spesso nel piatto sotto forma di gulasch.

Alta diffusione. Dei 614 esemplari di cinghiale selvatico ispezionati dalla servizio veterinario statale ceco tra il 2014 e il 2016, il 47% presentava livelli di radioattività superiori ai limiti consentiti. Nell'uomo, alte quantità di cesio-137 diffondono atomi radioattivi nell'organismo e possono favorire l'insorgenza di cancro.

Rischio contenuto. Tuttavia, perché le dosi ingerite siano pericolose, occorrerebbe mangiare carne contaminata più volte alla settimana, per diversi mesi. Inoltre, la carne radioattiva difficilmente raggiunge il consumatore: gli esemplari in questione sono sottoposti a rigidi controlli prima di finire sul mercato.

Lunga convivenza. La notizia meno rassicurante è che l'emivita del cesio-137 è di 30 anni: la radioattività dell'isotopo impiega cioè tre decenni per calare della metà, altri tre per dimezzarsi di nuovo e così via. Il problema sembra dunque destinato a durare ancora a lungo.

Data: 11.10.2017
Fonte: www.focus.it

10/10/17

RADIOACTIVE BOAR FOUND IN SWEDEN THREE DECADES AFTER CHERNOBYL




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A wild boar has been shot and killed after being found with radiation levels more than ten times the safe limit.


The boar was found in central Sweden and is thought to have high radiation due to living in an area still largely affected by nuclear fallout from the Chernobyl disaster, 31 years ago. 
Other animals such as elk and reindeer have also been affected but the radiation levels in boar are reportedly increasing.

Following the explosion at the reactor, in what is now Ukraine, much of Sweden was covered in a toxic cloud of radioactive iodine and caesium-137.

Rain from the cloud then polluted the area of Gävle in the centre-east of the country with radiation.

According to The Local, the level among wild boar are on the increase as they are moving to the north of the country to areas worst affected by the fallout.
A boar shot in August had a radiation of 13,000 becquerel per kilogram (Bq/kg), whereas the limit set by Sweden’s Food Agency is 1,500 Bq/kg.


Data: 06.10.2017
Fonte: www.independent.co.uk

24/02/17

RADIOACTIVE BOARS FOUND IN CZECH FORESTS 31YRS AFTER CHERNOBYL DISASTER


Radioactive boars found in Czech forests 31yrs after Chernobyl disaster
 
Radioactive boars found in Czech forests 31yrs after Chernobyl disaster
 
Radioactive wild boars have been detected in Czech forests, some 31 years after the Chernobyl disaster, a veterinary administration official said, adding that they are eating mushrooms that can absorb high levels of radioactive isotopes.
 
The animals became radioactive due to false truffles, the underground mushrooms they feed on, Jiri Drapal at the Czech State Veterinary Administration told Reuters. The mushroom is found in the Sumava mountain region in the Czech Republic, which borders Austria and Germany.

It can absorb high levels of radioactive isotopes, including Caesium 137, which was released in great quantities after the Chernobyl disaster in 1986.

Caesium-137 has a half-life of 30 years, which means it loses half of its radioactivity within that period.

When boars eat radioactive mushrooms, they become radioactive themselves. Boar meat is highly popular in the Czech Republic, so there’s danger of radioactive meat ending up on one’s table.


Data: 22.02.2017
Fonte: www.rt.com


 

11/04/16

THOUSANDS OF RADIOACTIVE BOARS ARE OVERRUNNING FARMLAND IN FUKUSHIMA


Thousands of radioactive boars are overrunning farmland in Fukushima


Nuclear catastrophe is always an unmitigated disaster. The only beneficiaries, albeit in a perverse fashion, are animals,  which tend to flourish in areas humans evacuate. This has certainly been the case for wild boars around Fukushima, which have multiplied so rapidly, they’ve become a problem for neighboring towns.

On Friday, March 11, 2011, a 9.0 magnitude earthquake struck offshore near Tokyo and caused a 30-foot high tsunami that crashed into Japan’s coast, killing 18,000 people, according to The Washington Post. Water poured into the Tokyo Electric Power Company’s Fukushima Daichi nuclear power plant, flooding the generators designed to keep the plant’s reactors cool. Later that day, an explosion rocked the plant, and more than 200,000 residents living within 12 miles were evacuated as radioactive material began leaking into the surrounding land. In the ensuing days, two more explosions shook the plant, and several fires broke out.
It was a true nuclear meltdown.

Since 2011, no humans have been able to live on the poisoned land. Wild boars, meanwhile, have thrived heartily. No evidence suggests that the radioactive contamination harms the beasts, and the lack of people there to hunt them has allowed them to breed with abandon.

Boars aren’t the only animal to flourish in the wake of nuclear disaster, as Sarah Kaplan reported in the Post in October. Following the Chernobyl catastrophe, elks, wolves, bears and lynx flourished without humans around to hunt them. Ten years after the meltdown, “every animal population in the exclusion zone had at least doubled.”

“That wildlife started increasing when humans abandoned the area in 1986 is not earth-shattering news,” Tom Hinton, a radio-ecology expert who has studied the aftermath of Chernobyl told The Washington Post. “What’s surprising here was the life was able to increase even in an area that is among the most radioactively contaminated in the world.”


Data: 11.04.2016
Fonte: www.washingtonpost.com


 

21/03/14

A CHERNOBYL TRENT'ANNI DOPO: MALATI ANCHE MICROBI, FUNGHI E INSETTI

A Chernobyl trent'anni dopo: malati anche microbi, funghi e insetti

Data: 19.03.2014
Fonte: www.greenreport.it
Quasi 30 anni sono passati dall’immane disastro nucleare di Chernobyl e gli effetti di quella catastrofe, che 3 anni fa si sono rivisti a Fukushima Daiichi dopo il grande terremoto/tsunami del Giappone orientale, si sentono ancora oggi. L’area di esclusione intorno all’epicentro di Chernobyl non è (non dovrebbe) essere abitata da esseri umani, ma la natura ha occupato ciò che l’uomo ha dovuto abbandonare e qualcuno ha gridato al miracolo per il ritorno di lupi ed orsi e per il proliferare di prede, cosa che dimostrerebbe che la natura è in grado di sopravvivere e reagire anche alle radiazioni letali. - See more at: http://www.greenreport.it/news/energia/chernobyl-malati-anche-microbi-funghi-e-insetti/#sthash.c0krWIjG.dpuf

Quasi 30 anni sono passati dall’immane disastro nucleare di Chernobyl e gli effetti di quella catastrofe, che 3 anni fa si sono rivisti a Fukushima Daiichi dopo il grande terremoto/tsunami del Giappone orientale, si sentono ancora oggi. L’area di esclusione intorno all’epicentro di Chernobyl non è (non dovrebbe) essere abitata da esseri umani, ma la natura ha occupato ciò che l’uomo ha dovuto abbandonare e qualcuno ha gridato al miracolo per il ritorno di lupi ed orsi e per il proliferare di prede, cosa che dimostrerebbe che la natura è in grado di sopravvivere e reagire anche alle radiazioni letali.
In realtà  animali e piante mostrano segni di contaminazione radioattiva: gli uccelli che nidificano nei dintorni di Chernobyl hanno cervelli significativamente più piccoli dei loro co-specifici, nell’area “rossa” ci sono molti meno insetti e ragni ed i mammiferi come i cinghiali mostrano segni di avvelenamento radioattivo, una contaminazione che il fall-out del disastro nucleare sembra aver portato fino ai cinghiali tedeschi ed italiani.
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Quasi 30 anni sono passati dall’immane disastro nucleare di Chernobyl e gli effetti di quella catastrofe, che 3 anni fa si sono rivisti a Fukushima Daiichi dopo il grande terremoto/tsunami del Giappone orientale, si sentono ancora oggi. L’area di esclusione intorno all’epicentro di Chernobyl non è (non dovrebbe) essere abitata da esseri umani, ma la natura ha occupato ciò che l’uomo ha dovuto abbandonare e qualcuno ha gridato al miracolo per il ritorno di lupi ed orsi e per il proliferare di prede, cosa che dimostrerebbe che la natura è in grado di sopravvivere e reagire anche alle radiazioni letali.
In realtà  animali e piante mostrano segni di contaminazione radioattiva: gli uccelli che nidificano nei dintorni di Chernobyl hanno cervelli significativamente più piccoli dei loro co-specifici, nell’area “rossa” ci sono molti meno insetti e ragni ed i mammiferi come i cinghiali mostrano segni di avvelenamento radioattivo, una contaminazione che il fall-out del disastro nucleare sembra aver portato fino ai cinghiali tedeschi ed italiani.
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05/11/13

I CINGHIALI AL CESIO, TUTTA COLPA DI CERNOBYL



«Il cesio 137 rinvenuto nelle analisi è dovuto alle ricadute che ancora pagano alcuni territori al disastro nucleare di Cernobyl: tutte le altre ipotesi, dall’influenza delle aree di Trino e Saluggia così come di “mangimi inquinati” dati ai cinghiali o di esemplari dell’Europa dell’Est portatori di radioattività non hanno fondamento» ha sottolineato Marco Montafia, direttore della struttura complessa di veterinaria- Igiene degli alimenti e delle produzioni zootecniche di Vercelli, tra i primi tecnici a prendere in mano la gestione del caso dei cinghiali.


Data: 03.11.2013
Fonte: www.lastampa.it

24/04/13

CINGHIALI RADIOATTIVI, ALLARME CESIO E VERBANIA: DA CHERNOBYL A TAVOLE ITALIANE


I cinghiali radioattivi arrivano sulle tavole degli italiani. Alcuni esemplari contaminati sono stati scoperti a Verbania, dopo i precedenti trovati a Vercelli. Nel loro sangue c’è il cesio 37, una sostanza radioattiva e tossica sprigionata dalle radiazioni del disastro di Chernobyl, scrive Claudio Del Frate sul Corriere della Sera. Gli esemplari di cinghiali radioattivi sono stati individuati in valle Vigezzo, nella provincia di Verbania.


Data: 24.04.2013
Fonte: www.blitzquotidiano.it

11/04/13

CINGHIALI RADIOATTIVI IN VAL SESIA: PER LEGAMBIENTE E' EFFETTO CHERNOBYL


Non ci sarebbe nessun legame tra la contaminazione da cesio sui cinghiali della Valsesia e una possibile causa locale che escluderebbe la spiegazione Cernobyl, che resta la fonte di contaminazione più plausibile. E' il commento di Giampiero Godio di Legambiente Piemonte, alla notizia secondo la quale gli animali 'radioattivi' sarebbero solo quelli della Valsesia, mentre per gli altri esemplari esaminati i risultati delle analisi rivela valori di cesio 137 entro i limiti di legge, mettendo così in discussione l'ipotesi Cernobyl e aprendo la strada a una possibile causa locale.


Data: 05.04.2013
Fonte: www.adnkronos.com