Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.
Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.
"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.
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26/01/22
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17/01/20
FUKUSHIMA COME CHERNOBYL: GLI ANIMALI SELVATICI HANNO COLONIZZATO LA ZONA DI ESCLUSIONE
Fukushima come Chernobyl: gli animali selvatici hanno colonizzato la zona di esclusione

Mentre il governo giapponese ha deciso di ritardare di altri 5 anni
la rimozione del magma radioattivo rimasto intrappolato all'interno
della centrale nucleare di Fukushima Daichii, gravemente danneggiata dal
triplice disastro nucleare del marzo 2011, nella zona di esclusione è
la natura a trionfare.
Proprio come accaduto a Chernobyl, nella
zona in cui è tuttora vietato l'accesso all’uomo, sono tornano a vivere
gli animali selvatici. Un nuovo studio dell’Università della Georgia,
appena pubblicato su Frontiers in Ecology and the Environment, ha
individuato oltre 20 specie vivere lì dove le radiazioni sono
pericolose, tra cui cinghiali, lepri, macachi, fagiani, volpi, orsetti,
cani e gatti.
Data: 17.01.2020
Fonte: www.lastampa.it
26/02/19
STORIE DI ALBERI CHE NON STANNO FERMI

Ne “L’incredibile viaggio delle piante” lo scienziato Stefano Mancuso racconta le strategie messe in atto dal mondo vegetale per diffondere e perpetuare la propria progenie
Nel prologo del libro edito da Laterza, Mancuso spiega che “le piante non sono affatto immobili. Si muovono molto, ma con tempi più lunghi. Quello che le piante non possono fare non è muoversi, ma spostarsi, almeno nel corso della loro vita. L’aggettivo che le definisce, infatti, non dovrebbe essere immobili, ma sessili o, se preferite, radicate”.
[...]
Un altro luogo che ha attirato l’attenzione degli scienziati è Černobyl’. Ciò che è successo nell’area di alienazione evacuata dopo l’incidente nucleare del 26 aprile 1986 ha dell’incredibile: la cittadina di Pripyat situata a 3 chilometri dall’impianto si è trasformata in una sorta di “Angkor Wat ucraina” con “pioppi sui tetti degli edifici, betulle nei terrazzi dei palazzi, l’asfalto divelto dai cespugli, enormi strade a sei corsie trasformate in fiumi di verde”.
Data: 25.02.2019
Fonte: www.ehabitat.it
21/02/19
FUKUSHIMA: CATTURATO UN PESCE CON ALTI LIVELLI DI CESIO RADIOATTIVO
Fukushima: catturato un pesce con alti livelli di cesio radioattivo
I livelli di cesio 137 nell’animale erano ben oltre i 100 becquerel per kg. Avviate le indagini nelle acque a largo delle prefettura
A quasi otto anni dall’incidente, la centrale nucleare di Fukushima continua a faticare nel trovare un punto fermo. Mentre il Governo dà il via ai primi re-insediamenti degli abitanti nelle aree interessate dall’emergenza, la Tepco – la società che gestisce l’impianto – si trova ancora immersa nelle criticità. Solo poche settimane fa ha dovuto annunciare la scoperta di una nuova perdita di acqua contaminata dai rettori al terreno e quindi al mare. E potrebbe essere questa la causa dietro agli alti livelli di cesio radioattivo rinvenuti un pesce a largo delle coste della prefettura.
Come fa sapere il Japan Time,
l’associazione delle cooperative di pescatori locali ha notificato la
cattura di una razza a 62 metri di profondità, con livelli
contaminazione radioattiva per il cesio 137 pari a 161 becquerel per chilogrammo, superando così il limite di 100 becquerel per chilogrammo stabilito come sicuro per i prodotti alimentari.
È la prima volta, negli ultimi quattro anni,
che qualcuno cattura un pesce con un livello di radioattività oltre il
limite. Nelle prime fasi post emergenza, ovviamente, i valori registrati
erano da record. A due anni dall’incidente di Fukushima, il valore del
cesio radioattivo negli animali marini era di circa 510 mila
becquerel/Kg, ovvero 5.100 volte il limite di sicurezza stabilito dal
Governo. Nel 2016 era stata annunciata la normalizzazione:
la stazione sperimentale di Fukushima per le attività di pesca, che
continua ad analizzare in modo costante campioni di pesci e molluschi,
aveva fatto sapere che finalmente i livelli di cesio erano scesi sotto
la soglia minima.
Data: 04.02.2019
Fonte: www.rinnovabili.it
06/02/19
A CHERNOBYL TORNA LA FAUNA SELVATICA, ED È PIÙ PROSPERA CHE MAI
Un video mostra che la fauna selvatica è tornata, più vivace che mai,
nella zona contaminata attorno la centrale nucleare di Chernobyl

Uno studio di un mese ha utilizzato telecamere nascoste per trovare 15 specie di mammiferi e uccelli nella regione in quarantena.
I ricercatori hanno utilizzato carcasse di pesce per esporre la fauna selvatica al litorale di fiumi e canali nella zona contaminata.
Questo studio fornisce ulteriori prove che la fauna selvatica è fiorente nella zona di esclusione di Chernobyl (CEZ).
Il professore associato James Beaseley presso l’Università della Georgia, ha dichiarato:
“Questi animali sono stati fotografati mentre frugavano le carcasse di
pesce posizionate lungo il litorale di fiumi e canali nel CEZ.
“Abbiamo visto prove di una varietà di fauna selvatica nel CEZ
attraverso la nostra precedente ricerca, ma questa è la prima volta che
abbiamo visto le aquile dalla coda bianca, il visone americano e la
lontra di fiume sulle nostre macchine fotografiche”.
Data: 02.02.2019
Fonte: www.focustech.it
03/10/18
COSÌ CHERNOBYL È DIVENTATA LA NUOVA CASA DEI LUPI
Così Chernobyl è diventata la nuova casa dei lupi
Uno studio certifica come il sito dell'esplosione nucleare ora funga "da riserva naturale". Ma restano preoccupazioni per le mutazioni: "Gli animali si ripopolano nelle aree vietate all'uomo"
"NON preoccupatevi, non sono fluorescenti. Hanno una coda, due occhi e due zampe come tutti gli altri". Micheal Byrne, ricercatore dell'Università del Missouri (Columbia), descrive così il branco dei lupi "mutanti". Li hanno definiti tali, con un po' di ironia, perché quei lupi sono nati e cresciuti a Chernobyl: lì, nelle zone abbandonate dopo l'esplosione del reattore nucleare del 1986, in oltre trent'anni è infatti nata una sorta di "riserva naturale" che permette ai lupi di ripopolarsi facilmente.
Questo è quanto ha notato un team di ricercatori guidato da Byrne che, con uno studio pubblicato sull'European Journal of Wildlife Research, raccontano la straordinaria funzione di quell'area proibita all'uomo oggi trasformata in una "specie di riserva dove si conta un numero di lupi anche sette volte superiore rispetto alle aree circostanti".
Leggi tutto...
Data: 03.07.2018
Fonte: www.repubblica.it
Uno studio certifica come il sito dell'esplosione nucleare ora funga "da riserva naturale". Ma restano preoccupazioni per le mutazioni: "Gli animali si ripopolano nelle aree vietate all'uomo"

"NON preoccupatevi, non sono fluorescenti. Hanno una coda, due occhi e due zampe come tutti gli altri". Micheal Byrne, ricercatore dell'Università del Missouri (Columbia), descrive così il branco dei lupi "mutanti". Li hanno definiti tali, con un po' di ironia, perché quei lupi sono nati e cresciuti a Chernobyl: lì, nelle zone abbandonate dopo l'esplosione del reattore nucleare del 1986, in oltre trent'anni è infatti nata una sorta di "riserva naturale" che permette ai lupi di ripopolarsi facilmente.
Questo è quanto ha notato un team di ricercatori guidato da Byrne che, con uno studio pubblicato sull'European Journal of Wildlife Research, raccontano la straordinaria funzione di quell'area proibita all'uomo oggi trasformata in una "specie di riserva dove si conta un numero di lupi anche sette volte superiore rispetto alle aree circostanti".
Leggi tutto...
Data: 03.07.2018
Fonte: www.repubblica.it
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