Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

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12/02/20

RUSSIA EYES RAISING THOUSANDS OF RADIOACTIVE RELICS FROM WATERY ARCTIC GRAVES


Russia eyes raising thousands of radioactive relics from watery Arctic graves

 

It should have been an easy job. Instead, towing a rust-bucket nuclear submarine known as the k-159 to scrapping ended in a headache Russia has yet to get over

 
k-159


The sailors had done it dozens of times. Throughout the late 1990s, the Russian Navy, assisted by international partners, had hauled scores of derelict nuclear submarines to successful dismantlement – marking a major step forward in making the world safe from the nuclear relics of the Cold War. But this time, something went terribly wrong.

The sub itself was a perfect example of what Russia was trying to clean up. Launched in 1963, the K-159 had become hopelessly irradiated after a coolant leak in one of its reactors two years later. Over the next decade and a half, the navy tried to restore it to service without success, and in 1989 it was decommissioned altogether.

From then on it sat neglected at the Gremikha base on the eastern edge of the polar Murmansk region, prey to rust, water, and the harsh Arctic elements – its two reactors still loaded with 800 kilograms of aging nuclear fuel.

In 2003, the orders finally came down to send it to scrap at the Polyarny Naval Shipyard, 350 kilometers to the northwest along the Kara Sea. The sub was no longer seaworthy so four pontoons were welded to its corroded hull to keep it afloat during its journey. Ten sailors were stationed aboard the vessel to pump out water and plug up the leaks along the way.


Data: 03.02.2020
Fonte: www.bellona.org

BELLONA’S RUSSIAN NUCLEAR PROJECT CELEBRATES ITS 25TH ANNIVERSARY


Bellona’s Russian nuclear project celebrates its 25th anniversary

 

Bellona’s nuclear project is a tale of how a Norwegian organization and the world community helped Russia dispose of Soviet radioactive waste


lepse

The Chernobyl disaster of 1986 was one of the reasons the Bellona Foundation came to be. In its homeland, the organization engaged in spectacular protests against Norwegian industries that were polluting the environment.

But they were also concerned about their proximity to the Soviet Union and its military activities, which threatened the entire region. Above all, the Norwegians were worried by nuclear testing on Novaya Zemlya and the presence of the Northern Nuclear Fleet.

During the Cold War, Norway had no influence over the nuclear and radiation safety of the Arctic region. With the advent of Glasnost, Bellona was presented with the opportunity to spread information and take practical action. It was this that gave our comprehensive nuclear project a start.


Data: 10.02.2020
Fonte: www.bellona.org

23/10/18

RUSSIA, ISTITUTO DI OCEANOLOGIA: “GHIACCIAI DELL’ARCIPELAGO UTILIZZATO PER TEST NUCLEARI SI STANNO SCIOGLIENDO: SONO RADIOATTIVI”

Russia, Istituto di oceanologia: “Ghiacciai dell’arcipelago utilizzato per test nucleari si stanno sciogliendo: sono radioattivi”
Risultati immagini per Russia, Istituto di oceanologia: “Ghiacciai dell’arcipelago utilizzato per test nucleari si stanno sciogliendo: sono radioattivi”

I risultati di un mese di navigazione e indagine nel mare di Kara, nel circolo polare russo, del vascello Akademik Msticlav Keldysh sono piuttosto chiari. Vi sono evidenti segnali che i ghiacciai dell’arcipelago di Novaya Zemlya, contenenti materiale radioattivo risalente all’epoca dell’Unione Sovietica, si stiano sciogliendo a causa del surriscaldamento globale. Il vice-direttore dell'Istituto: "Dosi che eccedono il doppio rispetto il livello di riferimento sull’isola"


Mentre il Polo Nord fa registrare uno dei picchi minimi dell’estensione dei ghiacciai nel mese di settembre e il Gruppo intergovernativo sul riscaldamento ambientale avverte sull’ormai imminente raggiungimento di un punto di rottura, una ricerca di scienziati russi porta alla luce una nuova scoperta nell’Artico. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe portare alla dispersione di materiale radioattivo nei mari, un ulteriore contributo umano alla contaminazione dell’ecosistema polare.

La ricerca sul ghiacciaio Nally – I risultati di un mese di navigazione e indagine nel mare di Kara, nel circolo polare russo, del vascello Akademik Msticlav Keldysh sono piuttosto chiari. Vi sono evidenti segnali che i ghiacciai dell’arcipelago di Novaya Zemlya, contenenti materiale radioattivo risalente all’epoca dell’Unione Sovietica, si stiano sciogliendo a causa del surriscaldamento globale. La Akademik Keldysh, in missione tra agosto e settembre per raccogliere campioni radioattivi nell’arcipelago “cimitero” dei test nucleari durante la Guerra Fredda, ha navigato fino al fronte odierno del ghiacciaio Nally, lo stesso che nel 2014 si allungava in mare per due chilometri in più rispetto la sua attuale estensione. Il ghiaccio si è sciolto e ora non si può sapere cosa ci abbia restituito.
“Alte concentrazioni di radioattività” – Mikhail Flint, il vice-direttore dell’Istituto Russo di Oceanologia a capo della missione, ha parlato di “grandi concentrazioni di radioattività” che sarebbero state trasportate dai venti provenienti da sud, sino al ghiacciaio Nally, nel corso degli anni. Laddove il ghiacciaio è in movimento – e dunque almeno in parte in scioglimento – i risultati parlano di “dosi che eccedono il doppio rispetto il livello di riferimento sull’isola”. Del resto, il Novaya Zemlya non è un arcipelago come altri. La Guerra Fredda ne ha segnato indelebilmente il suo passato e quello che sarà il suo futuro, ancora per molti decenni a venire.


Data: 23.10.2018
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

 

21/08/17

THE BOOMING SOVIET TOURIST INDUSTRY IN RADIOACTIVE UKRAINE




People are flocking to the Ukraine to learn more about the Cold War sites that could have destroyed the planet

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The button that could have started a nuclear holocaust is grey – not red.

I learned this after climbing into a nuclear rocket command silo, 12 floors below ground, and sitting in the same green chair at the same yellow, metal console at which former Soviet officers once presided. Here, they practiced entering secret codes into their grey keyboards, pushing the launch button and turning a key – all within seven seconds – to fire up to 10 ballistic missiles. The officers never knew what day their practice codes might become real, nor did they know their targets.

This base in Pervomaysk, Ukraine – about a four-hour drive from Kiev – once had 86 intercontinental ballistic missiles capable of destroying cities in Europe and the United States. Though the nuclear warheads have been removed, the command silo with much of its equipment, giant trucks that carried the rockets to the base and an empty silo were preserved so that people could see what had been secretly going on at nuclear missile bases in the former Soviet Union. The museum’s collection includes the R-12/SS-4 Sandal missile similar to those involved in the Cuban missile crisis and the RS-20A/SS-18 Satan, the versions of which had several hundred times the destructive power of the bomb dropped on Hiroshima.


Data: 01.08.2017
Fonte: www.independent.co.uk

11/04/17

I TEST NUCLEARI NASCOSTI CHE HANNO CAUSATO PIÙ CASI DI CONTAMINAZIONE DI CHERNOBYL


I test nucleari nascosti che hanno causato più casi di contaminazione di Chernobyl

Nell'immaginario collettivo il disastro nucleare ha un nome ed è Chernobyl, la centrale dell'Ucraina settentrionale che nel 1986 liberò una nube radioattiva in grado di raggiungere diversi paesi europei, Italia compresa.

C'è però un'area dell'ex Unione Sovietica in cui si è registrato un numero quattro volte maggiore di casi di malattia acuta legata all'esposizione al materiale radioattivo e di cui nessuno ha saputo nulla per anni per volontà delle autorità.

Quest'ultime hanno coperto gli effetti sulla salute della popolazione di una serie di test nucleari sovietici nel sito Semipalatinsk della città di Ust-Kamenogorsk in Kazakistan. Un rapporto dell'Istituto di biofisica di Mosca sulle reali conseguenze è stato ritrovato da alcuni scienziati e pubblicato dalla rivista New Scientist.

Il fatto risale al 1956, quando si rese necessario il ricovero di 600 persone in ospedale. Negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta in quella zona industriale, nel poligono di Semipalatinsk, sono stati condotti più test nucleari rispetto a qualsiasi altra area del mondo.

Nel rapporto ci sono i risultati di tre sopralluoghi compiuti nella zona dai ricercatori di Mosca, che hanno rivelato una contaminazione diffusa e persistente del suolo e del cibo nelle città del Kazakhstan orientale.

Nella metà del settembre del 1956 la concentrazione radioattiva era cento volte superiore al tasso consentito. 

A seguito delle spedizioni di alcuni ricercatori fu creata una clinica che ha curato circa 100mila persone esposte ai test. Tra queste molti furono bambini. Il luogo di cura fu chiamato “Dispensario anti-brucellosi”.

“L'obiettivo era non attirare attenzione sulla sua reale attività ed è stato classificato come top secret fino al 1991”, ha detto Kazbek Apsalikov, direttore dell'istituto in cui è stato ritrovato il rapporto.
Molti dei documenti del dispensario sono poi stati trasferiti o distrutti. I test di Semipalatinsk cessarono nel 1963. Sebbene alcune delle aree circostanti sono ora sicure, “alcune zone non torneranno mai al loro stato naturale”, aggiunge Apsalikov.

Data: 21.03.2017
Fonte: www.tpi.it