Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

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15/01/20

IL NUCLEARE PRENDE LA RINCORSA DA GRETA (E BRINDA CON UNA VODKA ATOMICA).



Ora, invece, il gioco della lobby nucleare è diventato più cinico: non si limita solamente, come da sempre, alla minimizzazione del rischio, ma addirittura all’enfatizzazione delle radiose possibilità di crescita e sviluppo dell’attività e dell’essere umano.

La denuncia di Greta, per questi manipolatori della verità, è vera manna: scorciatoia urgente e necessaria contro i disastri della CO2.

Benedette centrali nucleari che non producono CO2 e ci possono condurre verso la salvezza del pianeta!!!”, questo il recondito pensiero dei fautori del nucleare. E chi se ne frega, poi, dei danni irreversibili e dei saccheggi conseguenti all’estrazione dell’uranio? (chiedere all’Areva e all’Eni in Nigeria!). E chi se ne frega se le conseguenze di un incidente non possano essere accettabili: non bastano a fare fede le bassissime percentuali scientifiche della probabilità correlate al rischio di un incidente? E chi se ne frega dei tempi eterni per lo smantellamento di una centrale e per l’eredità delle scorie? E chi se ne frega di quel fallout infinito che giorno per giorno ci immerda sempre di più? L’importante è non legiferare per non infrangere o alzare l’asticella dei limiti di norma: ci saranno sempre scienziati pronti a farlo (e, per non essere querelato, lascio immaginare il perché).  

L’importante è, quindi, mettere sotto il tappeto la paura nucleare e affidare il futuro ad un radioso sviluppo: la grancassa ha già cominciato a suonare.


Data: 28.12.2019
Fonte: www.progettohumus.it
Autore: Massimo Bonfatti

17/05/19

LA MORTE DELL’ENERGIA NUCLEARE? È PIÙ VICINA (E PROBABILE) DI QUANTO CREDIAMO

Nonostante le apparenze il nucleare NON è il futuro. Finanziariamente non si tiene. È, oggettivamente, pericoloso. E soggetto ad attacchi terroristici. Gli scenari per il mondo venturo lo danno in declino

Risultati immagini per energia nucleare
Nel 2052 solo due paesi, Francia e Cina, staranno ancora producendo elettricità dall’energia nucleare – ed entrambi avranno comunque deciso di abbandonare del tutto il nucleare entro il 2065. Sospetto che oggi in pochi si dichiarerebbero d’accordo con questa affermazione. Nonostante il disastro di Fukushima nella primavera del 2011, nell’autunno successivo l’umore prevalente nella maggior parte dei paesi era rimasto ampiamente a favore di un qualche tipo di rinascita del nucleare. In ogni modo, anche prima di Fukushima, questa rinascita non è stata esattamente ciò che sarebbe dovuto essere. Come sottolinea l’esperto di energia Amory Lovins, “ci sono oggi 61 centrali nucleari ‘ufficialmente’ in costruzione. Tuttavia, di queste 61 unità, 12 sono ‘in costruzione’ da oltre 20 anni; per 43 non c’è nessuna data di avvio dei lavori ufficiale; la metà sono in ritardo, 45 si trovano in quattro sistemi energetici progettati centralmente e poco trasparenti, e per nessuna si può parlare di autentica transazione di libero mercato”. Il fatto che di tale rinascita si sia parlato molte volte dopo il disastro di Chernobyl del 1986, ma che non si sia mai concretizzata, è del tutto irrilevante.

Le speranze nucleari non svaniscono mai del tutto, e il timore di un’accelerazione del cambiamento climatico ha contribuito alla diffusione di queste speranze – persino tra alcuni degli ambientalisti più in vista negli Stati Uniti e in Europa, che un tempo sarebbero inorriditi davanti alla possibilità che un futuro a basso contenuto di carbonio potesse essere costruito sull’energia nucleare. Gran parte del fronte pro-nucleare del XXI secolo adotta un tono da “male necessario”: non c’è nessun entusiasmo per la tecnologia in sé, tanto meno per l’industria nucleare. Per l’ambientalista britannico George Monbiot non c’è alcuna contraddizione tra “l’innamorarsi del nucleare” e il descrivere quelli che lavorano per l’industria nucleare come “un branco di canaglie disoneste”. 


Data: 17.05.2019
Fonte: www.linkiesta.it

14/11/18

CHERNOBYL E NUCLEARE, UNA STORIA DI BUGIE

Chernobyl e nucleare, una storia di bugie

Chernobyl 32 anni dopo

Riflettendo su Chernobyl, 32 anni dopo l’incidente


(di Massimo Bonfatti)


Chernobyl (nel senso di incidente nucleare, come di seguito verrà sempre usato) è un termine che racchiude in sé non solo un dramma, ma ambiguità, ipotesi, speculazioni.

Confinare semplicemente Chernobyl alle modalità degli avvenimenti succedutesi fra il 25 e il 26 aprile 1986 o al dibattito sulle cifre delle vittime (comunque drammatiche da qualsiasi parte le si guardi) è riduttivo: è il giochetto della lobby nucleare che, di fronte all’ineludibilità di quanto accaduto, prova a spostare la responsabilità sulle contraddizioni e su altri piani investigativi.

Così le varie ricostruzioni dell’incidente, non essendo univoche, lasciano aperte diverse supposizioni e una studiata confusione in cui l’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) cercano di nascondere e diluire il proprio peccato originale fondato sulle menzogne.

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Data: 24.04.2018
Fonte: www.progettohumus.it






05/08/16

ENERGIA NUCLEARE, ESPERTO: “È UNA TECNOLOGIA COSTOSA, POCO SALUBRE PER L’UOMO E L’AMBIENTE, DA ABBANDONARE”



 
Angelo Baracca, docente emerito di Fisica Teorica dell’Università di Firenze, autore di numerose pubblicazioni sul nucleare, tra le quali, Scram ovvero la fine del nucleare (scritto nel 2011 con Giorgio Ferrari Ruffino), L’Italia torna al nucleare. I costi, i rischi, le bugie (2008), A volte ritornano: il nucleare. La proliferazione nucleare, ieri, oggi e soprattutto domani (2005), da tempo impegnato sul tema dell’impiego sia militare che civile del nucleare, intervistato dalla redazione di Pro\Versi, piattaforma di dibattito online, sfata alcuni luoghi comuni sulla convenienza di un ritorno al nucleare e, anzi, sostiene con forza la necessità di abbandonarlo definitivamente. Alla domanda se l’impiego civile del nucleare contribuisca alla riduzione del gas serra e del CO2, il prof. Baracca afferma che si tratta di una fandonia sfatata da vent’anni: “Vero è che nello stadio attuale di sviluppo […] le emissioni complessive sono inferiori rispetto ad altre fonti di energia, ma […] se potessero svilupparsi massicci programmi nucleari lo sfruttamento di minerali più poveri di uranio porterebbe ad un aumento delle emissioni complessive”. Né vi sono dubbi, secondo Angelo Baracca, riguardo alla rischiosità dell’impiego massiccio del nucleare: “anche durante l’esercizio normale le centrali nucleari rilasciano emissioni radioattive. Le indagini epidemiologiche effettuate dimostrano nelle popolazioni che vivono nelle zone prossime alle centrali nucleari un aumento vari tipi di malattie, tra le quali tumori”. I rischi sono aggravati anche dalla difficoltà di trattare le scorie: “Dopo 60 anni dal decollo dell’energia nucleare nessun paese ha ancora realizzato un deposito nazionale definitivo per i residui radioattivi. Decine di migliaia di tonnellate di combustibile esaurito si accumulano pericolosamente in piscine. Ormai solo la Francia esegue il ritrattamento, producendo, altre a scorie radioattive pericolosissime, ulteriore plutonio”. Ulteriore pericolo deriva dalla probabilità che si verifichino incidenti alle centrali nucleari. C’è la “probabilità di un incidente grave ogni 7-8 anni”. Il prof. Baracca nega, inoltre la convenienza di un ritorno alla politica energetica del nucleare da un punto di vista dei costi dell’energia: “l’energia nucleare non è competitiva, mentre i costi delle rinnovabili sono in picchiata. I tempi di costruzione delle centrali si allungano, i costi lievitano e grandi capitali devono essere immobilizzati per tempi lunghi e non prevedibili”. Per approfondimenti leggere la Discussione completa su www.proversi.it/discussioni/pro-contro/59-ritorno-al-nucleare o visitare i canali social www.facebook.com/iproversi e www.twitter.com/iproversi.

Data: 04.08.2016
Fonte: www.meteoweb.eu

31/12/15

RADIOATTIVITÀ, LA RETE SEGRETA DEL VIMINALE

Radioattività, la rete segreta del Viminale

Un'esercitazione nel poligono di Capo Teulada in Sardegna
Una rete segreta, disseminata su tutto il territorio nazionale, gestita direttamente dal ministero dell’Interno. Serve a monitorare la radioattività ed è attiva fin dagli anni ’60, in funzione guerra fredda. I suoi dati potrebbero svelare molti misteri, ma restano segreti “per ragioni di ordine pubblico”
 
Sono numeri segreti, in grado di raccontare la storia delle contaminazioni radioattive in Italia. Raccolti in tempo reale, aggiornati ogni minuto da 54 anni, ma chiusi in un ufficio del ministero dell’Interno. Dai tempi della Guerra fredda nessuno può accedere ai dati della rete Ramon, 1237 stazioni diffuse su tutto il territorio nazionale in grado di misurare ogni minima variazione della radioattività nell’aria, che confluiscono in due uffici protetti al Viminale. Dati segreti per i Comuni, per gli enti pubblici, per i cittadini. Persino i documenti sulla struttura della rete Ramon sono scarsi: le poche mappe disponibili sono a bassa definizione e non permettono di capire nel dettaglio quali siano le aree monitorate.
 
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Data: 14.05.2015
Fonte: www.toxicleaks.org
 

03/11/14

FUKUSHIMA STA TRASFORMANDO IL PACIFICO IN UN CIMITERO

Fukushima sta trasformando il Pacifico in un cimitero

Il 98% dei fondali della California è cosparso di creature marine morte.
I media non lo hanno ancora diffuso, ma quanto sta accadendo nell’oceano californiano è sconvolgente.

La notizia è stata lanciata da National Geographic: fino a Marzo 2012 solo l’1% dei fondali del suddetto oceano era composto da creature defunte. Da Luglio di quest’anno si parla invece del 98%. E’ come se l’intera area si fosse trasformata in una sorta di cimitero marino, brulicante di cadaveri in decomposizione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, non ha ancora dimostrato alcuna correlazione con Fukushima, ma non è difficile immaginare uno stretto legame tra i due avvenimenti, anche perchè negli ultimi 24 anni non si era mai verificato nulla del genere.

La zona analizzata è la stazione M, che si trova a 145 miglia al largo tra le città californiane di Santa Barbara e Monterey.

Sembra che i governi e i media vogliano che noi tutti dimentichiamo Fukushima ed il catastrofico danno ambientale che ha procurato al nostro pianeta. Ma non potranno coprire la verità per sempre: la vita umana è strettamente legata alla salute degli oceani ed in particolar modo all’ossigeno che la vita marina crea e rilascia nella nostra atmosfera. A San Francisco, 1000 persone hanno allineato i loro corpi per scrivere sulla spiaggia “FUKUSHIMA IS HERE” ed essere fotografati dal cielo: 

Data: 13.12.2014
Fonte: www.jedasupport.altervista.org

19/03/14

NUCLEARE: ALL'OMBRA DI FUKUSHIMA, C'E' CHI LO VUOLE ANCORA?

Nucleare: all’ombra di Fukushima, c’è chi lo vuole ancora?

Ventisette milioni di voti al referendum antinucleare basteranno a chiudere la partita? Sì, solo se si tiene viva l’alternativa della riduzione dei consumi e della sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili e se si tiene d’occhio il rapporto inverso tra disarmo atomico e proliferazione del nucleare civile. Una tentazione quest’ultima che torna a ispirare le politiche industriali delle potenze mondiali. Non tanto per ragioni tecnico-scientifico-economiche, quanto per il peso sempre sottaciuto degli interessi militari delle potenze mondiali.

A tre anni dalla tragedia, Fukushima non sembra determinante quanto lo era stata Chernobyl trent anni fa. Eppure, dopo la fuoriuscita di 300 tonnellate di acqua altamente radioattiva dalla centrale, il governo giapponese aveva elevato già a metà del 2013 lo stadio di allerta al Livello 3, corrispondente su scala mondiale a un “incidente radioattivo grave“. Addirittura, in risposta all’allarme ufficiale, sui mercati si era diffuso il panico e alla Borsa di Tokyo i guadagni accumulati sino a quel momento erano evaporati completamente con il tracollo improvviso di 250 punti dell’indice azionario Nikkei 225.


Data: 13.03.2014
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

 

13/01/14

I TEST NUCLEARI DEL PACIFICO FURONO UN CRIMINE, MA NON SI PUO' DIRE


I test nucleari del Pacifico furono un crimine, ma non si può dire
 
Francesi e americani hanno compiuto per anni test atomici in atmosfera nelle isole del Pacifico, usando di fatto il loro ambiente e i loro abitanti come materiale da laboratorio e cavie. Ancora oggi le due potenze preferiscono che non se ne parlino, così negli Stati Uniti non si riesce a mandare in onda un documentario sugli esperimenti nelle Isole Marshall.

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Data: 10.01.2014
Fonte: www.giornalettismo.com

08/01/14

FUKUSHIMA ESPLODERA'? USA E GIAPPONE PREPARANO L'EMERGENZA

Fukushima esploderà? Usa e Giappone preparano l'emergenza

Governi ordinano milioni di dosi di iodio per contrastare disastro nucleare. Se due barre d'uranio si toccano durante il trasferimento si rischia il disastro planetario.

Il rogo del reattore quattro della centrale nucleare di Fukushima causato da un terremoto e da un successivo tsunami.
 
Quattordici milioni di dosi di ioduro di potassio da consegnare entro, e non oltre, il primo febbraio. L'ordinazione è stata fatta alle case farmaceutiche dal ministero della Salute statunitense. Secondo quanto pubblicato dallo "Japan Times", anche l'omologo ministero nipponico ha fatto una «grossa ordinazione di dosi». Secondo il "San José Mercury News", «molti produttori già stanno accumulando iodio greggio e lo trattano come una forma di investimento, con la consapevolezza che il fenomeno di Fukushima può benissimo scoppiare nei prossimi mesi». Lo iodio è l'unica sostanza in grado di limitare l'inquinamento da radiazioni. Va ingerito in caso di contaminazione. E le autorità giapponesi, come quelle statunitensi, sono convinte che la centrale nucleare di Fukushima stia per esplodere. A breve, per di più. «In questo modo, ora ci si può preparare, nel più assoluto riserbo, per una futura fissione nucleare degli impianti di Fukushima», ha dichiarato l'ambientalista canadese David Suzuki.
 
Data: 07.01.2014
Fonte: www.popoff.globalist.it