Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.
Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.
"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.
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21/01/21
04/03/19
UCRAINA, GUASTO ALLA PIÙ GRANDE CENTRALE NUCLEARE D’EUROPA: SI È SPENTO UNO DEI REATTORI.

L'impianto di Zaporizhia, fondamentale per la sicurezza energetica del
paese, è stato per la maggior parte costruito con tecnologie e materiali
dell’Unione Sovietica e la sua manutenzione è oggi affidata alla
compagnia di stato ucraina, Energoatom. Nel settembre 2014 un decreto
della Rada ha consentito la privatizzazione dell'azienda per attrarre
capitale straniero
Per l’ennesima volta un guasto interrompe i lavori alla centrale nucleare di Zaporizhia, nell’Ucraina centrale. L’impianto, fondamentale per la sicurezza energetica del paese, è stato per la maggior parte costruito con tecnologie e materiali dell’Unione Sovietica e la sua manutenzione è oggi affidata alla compagnia di stato ucraina, Energoatom.
Visto l’attrito con Mosca, diverse imprese concorrenti si sono già
mosse per avvicinarsi al settore del nucleare civile ucraino, in un
connubio fra politica e interessi commerciali di grande rilevanza strategica.
È stato direttamente il sito ufficiale dell’impianto di Zaporizhia,
nella giornata del 25 febbraio, a segnalare un improvviso spegnimento
della terza unità della centrale. Un malfunzionamento, non meglio specificato, avrebbe infatti innescato le misure di protezione che ne impongono lo scollegamento dalla rete per evitare di incorrere in problemi più severi. Nessun danno a persone o materiali è stato annotato, mentre il livello di radiazioni nel raggio di 2,5 chilometri dalla centrale è apparso regolare ai controlli.
Data: 03.03.2019
Fonte: www.ilfattoquotdiano.it
30/01/18
LO STATO DEL NUCLEARE NEL PAESE DI CHERNOBYL. I PARADOSSI E I RISCHI DEL NUCLEARE UCRAINO
Lo stato del nucleare nel Paese di Chernobyl. I paradossi e i rischi del nucleare ucraino
Rapporto di Bellona sull'opaca industria nucleare dell’Ucraina, in mano ai “nemici” russi

Non è certo sorprendente che in Ucraina la sicurezza sia una sfida
cruciale per l’industria nucleare: è il Paese dove sorge il cadavere
radioattivo della famigerata centrale sovietica di Chernobyl, dove si è
prodotta la più grave tragedia del nucleare civile della storia. Quel
che è sorprendente è la mancanza di informazioni e l’opacità di
un’industria nazionale che fornisce più della metà dell’elettricità a un
Paese che vive da anni una guerra civile tra filo-russi indipendentisti
e nazionalisti e che è in piena crisi politica ed economica.
E’ partendo da questa difficile (e pericolosa) situazione che l’ONG
ambientalista/scientifica norvegese/russa Bellona ha presentato il rapporto, “The
Ukrainian Nuclear Industry: An Expert Review”, un lavoro collettivo di
esperti e accademici che analizzano dall’interno la sofferente industria
nucleare ucraina e che Bellona «spera che servirà da guida alle ONG e
ai decisori politici internazionali che puntano a garantire la sicurezza
di questa industria e del suo eventuale smantellamento, mentre
l’Ucraina compie la sua ardua transizione verso fonti di energia più
pulite».
Ma gli ambientalisti non si nascondono che in Ucraina c’è molto da
fare: «Molti dei problemi che riguardano l’industria nucleare ucraina
sono quelli della sua gioventù – dicono a Bellona . Non esistevano
veramente o prima che Kiev dichiarasse la sua indipendenza da Mosca nel
1991 ma, quando lo fece, si prese in carico i alcuni dei reattori più
vecchi d’Europa, nonché il peccato originale dell’energia nucleare: il
reattore numero 4 di Chernobyl, che esplose in 1986. E mentre la maggior
parte dell’attenzione e dei finanziamenti internazionali per l’Ucraina
si sono concentrati su come porre riparo a quel disastro e ai suoi
persistenti effetti collaterali – sforzi che hanno stimolato successi
dell’ingegneria come il New Safe Confinement di Chernobyl – gli altri 15
reattori costruiti dall’Unione Sovietica hanno cominciato a perdere
colpi in modo instabile mentre si avviavano verso il pensionamento».
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Data: 30.01.2018
Fonte: www.greenreport.it
18/10/17
GET READY FOR A NEW CHERNOBYL IN UKRAINE

With the onset of winter and
the increasing strain on Ukraine’s energy system, the threat of a new
nuclear disaster in Central Europe is becoming more than just a
theoretical danger. According to analysts from Energy Research & Social Science (ERSS), there is an 80% probability of a “serious accident” at one of Ukraine’s nuclear power plants before the year 2020. This
is due both to the increased burden on the nuclear plants caused by the
widespread shutdowns of Ukraine’s thermal power plants (the raw
material they consumed – coal from the Donbass – is in critically short
supply) and also because of the severe physical deterioration of their
Soviet-era nuclear equipment and the catastrophic underfunding of this
industry.
Should such an incident occur,
the EU would not only be faced with the potential environmental
consequences, but also – given the recent introduction of visa-free
travel – a large-scale exodus of Ukrainians out of contaminated areas.
Ukraine currently has four operating nuclear power plants: the Zaporizhia (the largest in Europe, with six reactors and a combined power output of 6,000 MW), the Rivne (four reactors and a combined power output of 2,880 MW), the Khmelnitskiy (two reactors and a combined power output of 2,000 MW), and the South Ukraine (three reactors and a combined power output of 3,000 MW).
The Chernobyl plant with its four reactors was finally shut down for good in 2000.
Of the 15 nuclear reactors
currently operating in Ukraine, 12 were brought online during the Soviet
era, prior to 1990. All of them rely on the classic type of VVER nuclear reactors that
were designed during the 1960s and 1970s at the Kurchatov Institute in
Moscow. Those reactors should have a maximum life expectancy of 30
years. But as of today, 10 of the 15 reactors operating in Ukraine have already outlasted their expected service life.
Data: 16.10.2017
Fonte: www.globalresearch.ca
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11/04/17
ANOTHER CHEMICAL DISASTER LOOMS IN EASTERN UKRAINE
Another chemical disaster looms in Eastern Ukraine

The threat is not just hypothetical. On February 24 a stray artillery shell hit the Donetsk Filter Station’s chlorine gas depot, which stores around 7,000kg of the gas.
Fortunately, none of the storage units were damaged.
Robert Amsterdam, Russian political expert and lawyer at international law firm Amsterdam & Partners, said: “If one of those uncontrolled sites containing chemicals were to detonate, tens of thousands of people could be poisoned. It is a potential disaster on the scale of Chernobyl.”
Rudy Richardson, Professor of toxicology at the University of Michigan backed up that view. He said: “In a situation like this, where a war zone is near a concentration of industrial facilities where toxic and explosive chemicals are manufactured and stored, it is possible that massive releases of toxic chemicals could be released.
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Data: 21.03.2017
Fonte: www.express.co.uk
22/07/16
NUCLEARE: ROSATOM AL LAVORO IN CRIMEA, NONOSTANTE IL RISCHIO DI SANZIONI OCCIDENTALI
Nucleare: Rosatom al lavoro in Crimea, nonostante il rischio di sanzioni occidentali
Il doppio paradosso nucleare tra Usa/Ue e Russia e Ucraina e Russia
Finora Rosatom era riuscita ad evitare le sanzioni occidentali, ma i suoi avvocati ammettono che rischi sono aumentati. Dopo gli Usa, nel 2014 anche l’Unione europea ha imposto sanzioni contro la Crimea e fare affari nella Repubblica autonoma annessa alla Russia e diventato rischioso per le multinazionali russe. Fino ad ora, le uniche compagnie russe che lavorano in Crimea sono quelle già incluse nella lista di quelle sanzionate da Usa ed Ue, uno di questi è il potente conglomerato Rostec, la cui affiliata Technopromexport sta costruendo le centrali elettriche a Sebastopoli e Simferopol. Rosatom non è stato sanzionata da Washington o Bruxelles e ha lavorato a progetti negli Stati Uniti e nell’Unione europea.
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Data: 15.07.2016
Fonte: www.greereport.it
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