Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

02/12/19

FLAMANVILLE, IL FIASCO DELL'INDUSTRIA NUCLEARE FRANCESE

Flamanville, il fiasco dell'industria nucleare francese

Doveva essere il fiore all'occhiello del settore nucleare francese. Il nuovo reattore di Flamanville si sta invece trasformando in un pozzo senza fondo.


cantiere con gru visto dall'alto

Sin dagli anni '50 del secolo scorso, la Francia ha puntato tutto o quasi sul nucleare per il suo approvvigionamento energetico. Oggi il 70% dell'elettricità francese è di origine atomica e in Francia sono attive 19 centrali per un totale di 59 reattori.

A questo parco nucleare dovrebbe prima o poi aggiungersi anche il nuovo reattore di Flamanville, in Normandia. Il condizionale è però d'obbligo visti i problemi registrati in questi anni. Avviata nel 2006, la costruzione avrebbe dovuto concludersi quattro anni e mezzo dopo, secondo le stime di Electricité de France, la società parastatale all'origine del progetto. E il costo avrebbe dovuto essere di tre miliardi di euro.

Un prezzo moltiplicato per quattro

 

Tredici anni dopo il reattore non è ancora entrato in funzione (dovrebbe essere attivato nel 2022) e i costi sono lievitati sino a raggiungere 12,4 miliardi di euro. Gli ultimi problemi riscontrati a Flamanville sono stati dei difetti alle saldature. In un 'audit' consegnato qualche giorno fa al Governo francese, Jean-Martin Folz, l'ex patron di PSA (Peugeot, Citroen, Opel) spara a zero su EDF: "La costruzione dell'EPR (reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata, ndr) ha accumulato così tanti costi supplementari e ritardi che non può essere che considerato un fallimento per EDF". Jean-Martin Folz deplora una perdita di competenze "generalizzata", una mancanza di "cultura della qualità" o ancora un modo "inappropriato" di gestire il progetto.


Data: 02.11.2019
Fonte: www.tvsvizzera.it


 

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