Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

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"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

08/02/12

ALLE VITTIME DEI TEST ATOMICI VIENE NEGATA LA “PENSIONE DI CERNOBYL”

A causa degli esperimenti su di loro morivano i loro figli 

Secondo i dati degli esperti americani, dal 1949 al 1989 al poligono di Semipalatinsk furono fatte esplodere non meno di 616 cariche nucleari e termonucleari 

Oltre ai partecipanti alla liquidazione della catastrofe di Cernobyl, a Odessa ci sono persone che hanno subito i test delle bombe atomiche sovietiche. Vladimir Jablonskijch e Naum Turjanskij prestarono per tre anni servizio, negli anni Cinquanta, presso il celebre poligono atomico di Semipalatinsk. Tra le “cavie” c’erano anche una trentina di odessiti, di cui soltanto 18 sono oggi ancora vivi. Gli altri sono morti a causa di malattie di diverso tipo. Tutti loro sono iscritti nelle liste del Ministero delle Emergenze come “cernobyliani”, status testimoniato dagli attestati loro rilasciati. Ma lo stato per il momento non è intenzionato a pagare la maggiorazione della pensione che spetta loro per la legge sui “liquidatori”. 

Crateri dei test atomici, ancor oggi emanano radiazioni (foto: x-torrent.org)
«Prendo una normale pensione d’anzianità e invalidità di 1.680 grivne (168 €)» – con amarezza stringe le spalle il veterano di Semipalatinsk Vladimir Jablonskich. «All’Assicurazione sociale mi hanno rifiutato la pensione di Cernobyl (che arriva a circa 3.000 grivne). Dicono che le maggiorazioni per i liquidatori spettano solo a quelli che hanno liquidato le conseguenze dell’esplosione alla Centrale di Cernobyl o per lo meno nella zona colpita dall’incidente. Il fatto che io abbia preso parte ai test atomici invece non interessa a nessuno». […] 

BOMBA ATOMICA 

Il 73enne Naum Turjanskij e del 74enne Vladimir Jablonskich testimoniano di come loro dal 1956 al 1960 avessero osservato “dal vivo” come venivano fatte esplodere centinaia di bombe atomiche! «Recluta di 19 anni, capitai nell’unità militare presso la cittadella Moskva-400 al poligono di Semipalatinsk. Le cariche atomiche venivano fatte esplodere quasi ogni giorno, se le condizioni atmosferiche lo permettevano. L’epicentro si trovava a 20 km dalla nostra unità» – ricorda Naum Anatol’evič. 

A sentir lui, non venivano prese alcune misure di protezione per i soldati. «Durante le esplosioni i comandanti ci facevano uscire dalle baracche nel cortile dell’unità. Nel momento della vampa, dovevamo cadere a terra bocconi» – confessa il veterano. «Non ci spettavano né maschere antigas né tute speciali di protezione dalle radiazioni – i superiori dicevano che non c’era alcun pericolo. Ma già allora noi sospettavamo che su di noi stessero testando le bombe». 

Terminato il servizio, le conseguenze delle esplosioni atomiche si sono fatte amaramente sentire sulla salute dei soldati “cavie” – l’elenco delle malattie da cui sono stati colpiti occupa alcune pagine. Ne rimasero coinvolti anche i loro figli. Ad esempio, a Naum Turjanskij il primo figlio subito dopo la nascita s’ammalò di cancro e morì all’età di 9 anni.

I VETERANI: «DALL’OSPEDALE MILITARE NON FACEVA
PIÙ RITORNO NESSSUNO» 

Vladimir Jablonskij ebbe la malasorte non solo di assistere alle deflagrazioni atomiche ma anche di misurare il livello delle radiazioni negli epicentri delle esplosioni immediatamente dopo i test! Racconta che i soldati dei reparti chimici, nei quali lui prestò servizio dal 1956 al 1959, venivano mandati nei crateri delle “Hiroshima” sovietiche dopo soltanto mezz’ora dallo scoppio! Nell’epicentro dell’esplosione i militari del reparto chimico entravano con indosso le normali divise di cotone, le bustine e gli stivali sintetici. E per “proteggersi” dalla contaminazione radioattiva i soldati indossavano comuni maschere antigas. 

«Tra i miei compiti rientravano anche quelli di raccogliere campioni di polvere e terreno radioattivi e di rilevare le radiazioni con il dosimetro. L’apparecchio andava di continuo fuori scala. Ricordo che nei luoghi degli scoppi era buio come la notte – la polvere non ricadeva a terra per interi giorni. Si faceva fatica a respirare, figurarsi a lavorare…» – ricorda Vladimir Ivanovič. 

Interessante il fatto che per stimare le conseguenze delle esplosioni atomiche al poligono di Semipalatinsk fossero stati costruiti modelli di palazzi residenziali di città in grandezza naturale, introdotti mezzi di trasporto militari e civili. E che per fare gli esperimenti medici fossero state portate alcune migliaia di capi di bestiame domestico. 

Per quanto ricordi Vladimir Jablonskich le pecore e le mucche morivano nel corso di alcune ore dopo le esplosioni. Le carogne degli animali finivano poi nei laboratori dei biologi e dei medici. Dei soldati semplici che si trovavano a stretto contatto agli animali contaminati non se ne ricordava nessuno. Alcuni chimici militari dopo due o tre mesi di servizio al poligono cominciavano ad ammalarsi. 

«Quelli che si ammalavano venivano mandati all’unità medico-sanitaria. Di regola da lì non tornava mai indietro nessuno. Che cosa ne sia stato di loro, nessuno lo sa» – racconta Naum Turjanskij. 

Suscita interesse il fatto che le informazioni sul numero delle “cavie umane” al poligono di Semipalatinsk durante le cariche atomiche sia a tutt’oggi tenuto sotto segreto. Secondo i dati degli esperti americani, dal 1949 al 1989 al poligono furono fatte esplodere non meno di 616 cariche nucleari e termonucleari. Mentre la potenza complessiva delle bombe fatte esplodere a Semipalatinsk supererebbe di 2.500 volte quella della prima bomba atomica americana che rase al suolo Hiroshima. E la maggior parte delle cariche atomiche al poligono vennero testate proprio verso la fine degli anni Cinquanta, quando prestavano servizio i nostri conterranei di Odessa. 

«VIVEVAMO COME IN UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO» 

A sentire i racconti degli odessiti, le informazioni sul luogo dove prestavano servizio erano rigorosamente segrete. «L’unità militare era circondata da filo spinato e da torrette di guardia. Il compito principale delle sentinelle era di impedire che chiunque scappasse dall’unità. Vivevamo come in un campo di concentramento, ci nutrivamo come dei detenuti. Le lettere venivano controllate. A casa si poteva soltanto scrivere che stavamo tutti bene» – ricorda Vladimir Jablonskich. 

Fare domande ai capi su quello che accadeva al poligono era vietato. «Per curiosità sui test o sul livello delle radiazioni che ricevevamo un soldato semplice o un sergente poteva essere deferito direttamente al tribunale e mandato in un battaglione disciplinare per due-tre anni. Dopodiché doveva tornare e concludere il servizio militare nella stessa unità “atomica”» – ci ha confidato Naum Anatol’evič. 

A proposito, tutti i soldati che prestavano servizio al poligono di Semipalatinsk erano obbligati a tenere sotto silenzio tutto quello che avessero visto. L’impegno di non divulgazione veniva sottoscritto per 25 anni. 

Data: 20.12.2011 
Fonte: www.segodnya.ua 
Autore: Aleksandr Sibircev 
Traduzione: S.F.


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