Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

20/10/14

NOVOKEMP - LUGLIO 2014 - RELAZIONE DI FRANCESCA


Francesca de Santis - 24 anni
Università Statale di Milano
(sede di Sesto San Giovanni)
Mediazione linguistica e culturale


















 NOVOKEMP, luglio 2014 – Un’esperienza da lasciarci il Cuore

Sveglia ancor prima dell’alba, uno scalo e numerose ore di viaggio. Finalmente arriviamo a Mosca, eccitazione mista alla solita sensazione di spaesamento che la Russia sempre riesce a infondere. Eccoci al controllo passaporti, la signorotta di turno che sfoglia i miei documenti e con un ghigno un po’ beffardo mi dice: «I bambini di Chernobyl sono tutti morti, cosa siete qui a fare? Non c’è bisogno del vostro aiuto in Russia». E se la ride, mostrando il mio passaporto alla collega. Sorrido nervosa, vorrei risponderle a tono ma mi rendo immediatamente conto che non vale la pena perdere tempo a spiegare che gli effetti del disastro nucleare sono ancora presenti sul territorio, che le persone continuano ad ammalarsi. A morire. So che non devo prendermela, che i russi spesso sanno fare sfoggio di un ottimo cinismo e del loro fatalismo che da sempre li contraddistingue. I moscoviti in particolare. So che nel giro di ventiquattr’ore ci sarà ben altro ad aspettarmi. Faccio un sospiro amareggiato e supero il gabbiotto dei controlli.

Un rapido giro per l’afosa Mosca brulicante di gente, otto ore di treno notturno che sembrano non passare mai. Cullato dal lento incedere del treno, lo sguardo si perde fuori dal finestrino, in cerca dell’orizzonte ma bloccato da chilometri e chilometri di boschi, di verde selvaggio che a un occhio ˗ o meglio, ad un cuore ˗ inesperto può apparire monotono, ma che racchiude in sé l’anima russa.

Ad aspettarci nella sperduta stazione di Uneča, dopo tante peripezie, il sorriso rasserenante di Andrej, che ci porta finalmente a destinazione. Eccoci arrivate, dopo ventiquattro ore di viaggio, a Novokemp. Ad accoglierci, un bosco immerso nella foschia del mattino. Il silenzio regna sovrano in un luogo in cui la natura sembra non voler lasciare spazio alla “civiltà”. Poche ore, e questo bosco silenzioso punteggiato di casette in legno colorate si trasforma in un ridente campo estivo, bambini di tutte le età che corrono ovunque, una festa in grande per accogliere i ragazzini che nelle successive tre settimane avrebbero lasciato un segno indelebile nei nostri cuori di “occidentali”, disabituati ormai alla semplicità di una vita di condivisione e aggregazione.

Di certo i primi momenti di adattamento sono un po' difficili. Sapere che ci sono quattro bagni e sei docce da condividere con circa un centinaio di persone lascia un po’ spiazzati, come anche avere la consapevolezza che per venti giorni avrai degli orari molto stretti da rispettare, per la doccia così come per i pasti, che la cucina non sarà quella di mamma e papà e che dovrai adattarti a quello che c’è, e che per un po’ di tempo dovrai dimenticare il significato del termine “privacy”, sapendo di dover condividere una stanzetta, molto graziosa, con altre 5 ragazze, in un appartamento che per il via vai di ospiti sembra la hall di una stazione centrale. Un po' di smarrimento iniziale è inevitabile, piombate in un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, con altre ragazze che a mala pena hai avuto modo di conoscere in precedenza. È quasi una sfida, è un mettersi in gioco abbandonando il proprio guscio, mettendo la tua anima a nudo e lasciandoti trascinare dallo spirito russo.

Già dal primo giorno di attività si capisce subito quale sarà il leitmotiv della permanenza. Un travestimento perenne, a volte fino a sentirti ridicola. Ma non è la tua dignità di ventiquattrenne che conta, a contare sono la curiosità ed il sorriso dei bambini. E tra un travestimento e l'altro, passano rapide le giornate, organizzate sempre con estrema precisione da un team di giovani ragazze e ragazzi pieni di entusiasmo e voglia di fare. Generalmente la mattinata è dedicata ai kružki, attività di vario tipo, dallo sport al disegno, dai balli di gruppo ai lavoretti con la pasta di sale. I bambini sono liberi di scegliere le attività che più loro interessano e di sperimentare ogni volta qualcosa di nuovo.

Quasi tutte le mattine noi volontarie organizziamo le nostre attività, lavorando solitamente in coppia, per supportarci e organizzarci meglio. La cosa più bella è vedere come i bambini si avvicinino a noi: curiosi, anche se a volte timidi o imbarazzati, vogliono capire chi sono queste italiane, cosa fanno a Novokemp, se mangiamo davvero sempre pizza e spaghetti, se ci piace la cucina russa, se siamo sposate e abbiamo bambini («Perché a ventiquattro anni non hai ancora figli? Mia mamma ha la tua stessa età»...  Questi sì che sono shock culturali!!).

Durante le mattinate mi dedico ai kružki di yoga e di italiano insieme ad un’altra volontaria, Jennifer. Se l’insegnamento dell’italiano ad alunni russi non è una novità per me, l’improvvisarmi insegnante di yoga inizialmente mi spaventa un po’, troppe cose complesse da spiegare in una lingua particolarmente ostica, la paura che i bambini possano trovare lo yoga un’attività noiosa... E invece, come spesso accade, le parole non sono poi così necessarie, e i bambini sono invece molto incuriositi da questa pratica di cui non hanno mai avuto esperienza diretta. Alcuni fedelissimi, altri che vanno e vengono. Ma riempie il cuore di soddisfazioni vedere come i bambini si mettano in gioco, provando con tenacia anche posizioni che richiedono un po’ più di flessibilità, tasto particolarmente dolente per i maschietti.

Dopo la tichij čas, due ore durante le quali i bambini dovrebbero riposare (regola che conosce numerose eccezioni), il pomeriggio è invece solitamente dedicato ai giochi collettivi, organizzati a stazioni. Divisi per semejki (le sette casette in cui i bambini sono raggruppati), i bambini si impegnano sempre con entusiasmo nei giochi a tema. E così durante il pomeriggio volontari e organizzatori si trasformano in pirati, indiani, fate, cuochi, hawaiani... e anche folletti e Babbi Natale (ebbene sì, a Novokemp si festeggia il Capodanno... ad agosto!). E così trascorri ore nella kostumerskaja, uno sgabuzzino dalle mille risorse, a cercare qualcosa di ridicolo – cioè, di originale – che sia adatto al tema della giornata.

E quando arriva la sera, è l'ora della discoteca! Bambini che, sudati e scatenatissimi, ti mostrano fieri i loro migliori passi, si trasformano in eleganti gentlemen invitando le italiane a ballare un lento. E anche questo fa parte del gioco, ballare tutte le sere con un imbarazzato ragazzino che ti arriva poco più su dell'ombelico.

Quasi 200 bambini. Quasi 200 nomi, difficili, per quanto ci impegnassimo, da memorizzare, ma i loro sorrisi riescono a rimanere ben impressi nella memoria. Ricordo sempre con un po’ di commozione il piccolo Maks, nove anni, occhietti furbi che trasmettono tutto quello che le sue labbra non riescono ad esprimere. Maks infatti è un bambino con serie difficoltà di linguaggio, che potrebbe essere definito erroneamente muto. Queste sue difficoltà si aggiungono ad un carattere complesso, che lo portano spesso ad attaccarsi al suo accompagnatore e a non prendere parte ai giochi, a stare un po’ isolato rispetto agli altri bambini. Quale gioia più grande del notare i suoi pur lievi progressi nell’articolare semplici parole, fino ad arrivare a partecipare, a modo suo, alle lezioni di yoga?

Maks non è il solo, fa parte di un gruppo di bambini che provengono dall’orfanotrofio di Novozybkov e ai quali viene data la possibilità di trascorrere l’estate nel campo estivo di Novokemp. Sono bambini che necessitano di cure e attenzioni particolari e per loro Novokemp è un’opportunità irripetibile ed un’esperienza formidabile, in quanto non è solo un campo di risanamento, non è un luogo dove i bambini vengono semplicemente curati, controllati e allontanati un mese all’anno dalle zone contaminate. Novokemp è un luogo di aggregazione e di crescita, dove i bambini imparano a convivere e a condividere, dove i più grandi aiutano i più piccoli con senso di responsabilità e voglia di fare, dove i bambini più agiati imparano a conoscere realtà diverse dalle proprie e quelli più in difficoltà vengono accolti e accuditi. Novokemp è una grande famiglia.

E alla fine di questi venti giorni ti rendi conto che il tempo è volato; che la cosiddetta privacy in fondo non ti è poi così mancata; che le comodità che ci hanno insegnato essere fondamentali passano in secondo piano; che essere obbligata a ballare balli di gruppo al limite della demenzialità è uno dei metodi d’urto migliori per superare la propria timidezza; che (tentare di) cantare canzoni sentite giusto un paio di volte, accompagnati da una chitarra, rimane uno dei più bei modi per trascorrere una serata; che ballare un lento con un ragazzino di 8 anni resta un’esperienza indimenticabile; che andare in giro perennemente scalzi è un po' come tornare bambini, è un recuperare la propria libertà che spesso ci si dimentica essere racchiusa nelle piccole cose.

Francesca De Santis

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