Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

24/07/19

LA SCRITTRICE PREMIO NOBEL ALEKSIEVICH: “CHERNOBYL RESTA UNA LEZIONE. LA SERIE TV RISVEGLIA LE COSCIENZE”

La scrittrice premio Nobel Aleksievich: “Chernobyl resta una lezione. La serie tv risveglia le coscienze”

Parla l’autrice del libro che ha ispirato il serial che ieri ha debuttato in Italia: “L'ambiente è la guerra del futuro. E nessuno si salverà, da nessuna parte”  Risultati immagini per Svetlana Aleksievich


Signora Aleksievich, secondo lei quali sono le ragioni del successo della serie tv?
 
“La coscienza ambientalista che si sta formando oggigiorno. Siamo testimoni di come stiano cambiando la natura e il clima. Capiamo che non sempre riusciamo a controllare le tecnologie di cui disponiamo. Non sappiamo neppure quanto a lungo dureranno gli effetti dell’esplosione di Chernobyl: c’è chi dice decine di anni, chi centinaia. La gente comincia a capirlo. Il merito della serie è avere risvegliato questa coscienza e di parlarne con un linguaggio moderno”.

Nel suo libro scrive che “sta registrando il futuro”. Quel che è successo Chernobyl si è ripetuto a Fukushima. Potrebbe accadere di nuovo?
 
“È evidente. Il progresso tecnologico va in questa direzione. Siamo circondati da macchine. Oramai compongono poesie e battono a scacchi i Grandi Maestri. Che cosa succederebbe se avvenisse un imprevisto? In una civiltà avanzata come quella giapponese, è bastata una forza maggiore come lo tsunami a spazzare via le sue conquiste. Il progresso oggi è una specie di guerra: una guerra contro la natura e contro l’uomo. Chernobyl è una guerra attuale: le guerre del futuro saranno così. E da una guerra così nessuno si salverà, da nessuna parte”.

Lei ama definirsi una “storica dei sentimenti”. Quanto è stato complesso raccogliere le testimonianze sul disastro?
 
“È stata la ricerca più difficile: non soltanto per il numero di persone che ho ascoltato, ma perché non avevo punti di riferimento. Per la prima volta nella storia ci fu un tentativo di Apocalisse. Né gli scienziati, né la gente erano pronti. Ci trovammo in un vuoto. Ecco perché, in un Paese ateo, si riempirono le chiese. Tutti mi dicevano: “Siamo delle ‘persone-scatole nere’. Registriamo informazioni per tutta l’umanità”. Ho dovuto formulare una nuova concezione del mondo, non solo aggregare una mole di dati terribili. I burocrati, il Kgb non sono il centro della storia di Chernobyl. L’essenza è che fummo relegati in uno spazio del tutto nuovo. E i creatori del serial sono riusciti a catturarla”.


Data: 17.06.2019
Fonte: www.mondoincammino.org (originale da Repubblica)

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