Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

02/10/18

NUCLEARE: UN REATTORE SU QUATTRO RISCHIA L’INONDAZIONE



Circa un quarto dei 460 reattori nucleari funzionanti nel mondo si trovano in zone costiere. Molti sono stati costruiti ad appena 10-20 metri sul livello del mare, quando il cambiamento climatico non era considerato un rischio grave come oggi  

Nucleare

Gli attuali standard di sicurezza dell’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) sono stati pubblicati nel 2011, e affermano che gli operatori dovrebbero “prendere in considerazione” un innalzamento del livello del mare tra i 18 e i 59 centimetri entro il 2100. Sono le stime del 2007 a cura dell’IPCC, che però da allora ha aggiornato le sue valutazioni nel 2013-14 con un rapporto che ora prevede l’aumento delle acque tra 26 cm e un metro. La forbice varia in base a quanto la temperatura globale media continuerà a salire e alla velocità di fusione delle calotte polari.
Combinando lo scenario peggiore con momenti di alta marea e tempeste più frequenti tipiche del cambiamento climatico, aumenta il rischio che una centrale nucleare costiera venga colpita prima e più duramente di quanto attualmente si preveda. E avendo nella memoria quello che è accaduto a Fukushima nel 2011, sarebbe opportuno aggiornare i piani di adattamento e smantellare gli impianti più a rischio.

Data: 12.08.2018
Fonte: www.lanuovaecologia.it

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